L’Editoriale. “Siamo primi, ma non abbiamo vinto”.

Ed-Ora-Premete-il-grillettoIl messaggio politico del PD non convince. Ed il senso di responsabilità dell’esperienza del Governo Monti, spaventa l’elettorato.

Da NapoliTime Magazine di febbraio 2013. 

All’indomani delle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio scorso, ci siamo svegliati attoniti per un risultato elettorale che ha decretato per l’Italia un quadro di forte instabilità politica. Bersani in conferenza stampa si è visto costretto a trovare una formula per fotografare il responso delle urne. Il Partito Democratico è arrivato primo, ma non ha vinto.

Premio di maggioranza alla Camera, risultato risicato al Senato, con 119 seggi contro una maggioranza assoluta di 160 senatori. Unico vero vincitore, il M5S di Beppe Grillo, primo partito alla Camera e una folta rappresentanza al Senato. “E’ evidente a tutti – aveva dichiarato Bersani – che si apre una situazione delicatissima per il paese. Gestiremo le responsabilità che queste elezioni ci hanno dato nell’interesse dell’Italia”.

Il 15 marzo il via alla XVII Legislatura, e subito si sono palesate le difficoltà per comporre il quadro istituzionale, sfociato però in un brillante risultato di candidare prima ed eleggere poi, i due presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Piero Grasso. Quest’ultimo eletto grazie al soccorso di un manipolo di grillini, che hanno votato per il candidato PD contrariamente ai loro colleghi di partito e alle indicazioni del gran capo. Se nel M5S si è aperto un varco che fa discutere animatamente i fans del Movimento sulla rete, c’è da dire che i 16 voti in più racimolati al Senato non sono sufficienti a garantire la fiducia al futuro e auspicato Governo. Vedremo come andrà a finire.

Fin qui la cronaca, ma il dato politico di fondo è che il PD poteva vincere queste elezioni ma non è riuscito nell’impresa, e in Campania il dato elettorale ha le dimensioni di una vera disfatta. Lo tsunami a 5 stelle è arrivato anche qui da noi ed ha superato il 20% attestandosi come terzo partito mentre il centrodestra ha conquistato il premio di maggioranza al Senato con uno scarto di oltre 8 punti percentuali rispetto al centrosinistra. Dall’esame dei dati si scopre che il PD ha perso le elezioni al Sud. In Puglia dove governa Vendola, la coalizione è andata sotto di dieci punti, in Sicilia registra il terzo posto.

Il messaggio pacato, l’impegno di fare dell’Italia un Paese normale e dichiararsi responsabili non è bastato agli italiani, anzi ha spaventato l’elettorato. Con le passate elezioni stava per essere interrotto un lungo periodo di austerità incarnato dal premier Monti e sostenuto per senso di responsabilità dal PD, appunto, e gli italiani non se la sono sentita di dare un mandato pieno a chi avrebbe potuto continuare ad agire in quel solco disegnato negli ultimi 15 mesi.

Il messaggio di Bersani non ha scaldato i cuori e troppo debole è apparsa la ricetta di cambiamento offerta al Paese. Un proposta di governo che non ha allontanato il timore di nuovi sacrifici. Al contrario è apparso nuovo e dirompente il progetto politico del M5S. Riduzione del numero dei parlamentari, abolizione delle province, del finanziamento pubblico ai partiti e uno slogan su tutti, mandare a casa la classe politica che ha fatto sprofondare nel baratro l’Italia.

Se a questo aggiungiamo l’insussistenza dell’organizzazione del partito a Napoli come in provincia, ancorato sul principio di conservazione di uno schema di organizzazione finalizzato più a preservare la posizione autoreferenziale di alcuni dirigenti, l’esito delle elezioni non deve meravigliare. Con superficialità si sono etichettate come indecenti alcune proposte fatte dagli altri partiti senza nemmeno porsi il problema se queste andassero nella direzione, poi risultata vincente, di interpretare le esigenze degli elettori.

Ci si doveva interrogare, magari correggere il tiro, e si sarebbero date le risposte ai problemi reali di un’intera popolazione che soffre da anni il peso di una grave crisi economica.

Pasquale Vespa

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