Addio, Enzo Jannacci

enzo-jannacci29 marzo – È scomparso Enzo Jannacci, il grande cantautore milanese. Quando il 19 dicembre 2011, Fabio Fazio condusse uno speciale su di lui, dove amici di lungo corso del musicista, presente in studio col figlio Paolo, lo omaggiarono interpretando i suoi brani, a molti telespettatori venne in mente una domanda: perché? Non c’erano dischi in uscita, né tournée teatrali, oppure un libro, da promuovere.

Qualcuno disse che Fabio Fazio doveva “riempire” una serata, e quella trasmissione sembrò a tutti una forzatura. Solo lo sberleffo di Dario Fo, il sorriso tirato di Ornella Vanoni, l’ironia di  Cochi e Renato, la sfrontatezza di  Paolo Rossi, gli occhi vispi di Teo Teocoli, l’eleganza di  Roberto Vecchioni, la simpatia di Massimo Boldi, le parole graffianti di  Antonio Albanese, le voci di J-Ax e di Irene Grandi,  le battute surreali di Ale e Franz, seppero mitigare tale impressione nel telespettatore. Solo suo fratello Giorgio Gaber mancava, perché spirato nell’anno 2003.

Quella sera, Enzo Jannacci comparve nell’ultima parte dell’evento cantando due sue canzoni.

Per molti resta la convinzione che fu una festa organizzata per lui da quelli che l’hanno amato, quelli che hanno condiviso la gioventù con lui, quelli che a lui si sono ispirati, ed è stata una festa come doveva essere, per uno come Enzo Jannacci:  ironia, risate, scherno ed allegria. Un uomo che ha saputo soffrire in silenzio quando il telefono non ha squillato per un po’ di tempo: niente serate, niente concerti, niente Tv. Un uomo che da ragazzino ha saputo condividere la gioia e l’unico pacchetto di sigarette che avevano, lui e la sua banda di amici; che si è divertito a suonare e cantare e si è rifiutato sempre di sottostare a quello che, anni dopo, verrà definito lo star system.

Jannacci ha vissuto del suo stipendio di medico, ha lavorato con Christian Barnard in Sudafrica (il primo uomo che ha tentato il trapianto del cuore, ndr), ha mantenuto la famiglia senza abbandonare i suoi sogni: la musica. Ha scritto colonne sonore per film che tutti abbiamo visto (Romanzo popolare di Monicelli, 1974; Pasqualino settebellezze di Lina Wertmueller, 1975 solo per citarne due).

Il cantautore, ha scritto e recitato per il teatro (Milanin Milanon con Tino Buazzelli), con intelligenza ha sbeffeggiato scrivendo e partecipando a dei programmi televisivi in anni in cui la RAI censurava con la mannaia, non con il bisturi, ha scritto una canzone per Veronica In pè! Un vero e proprio manifesto sull’educazione sessuale dei giovani che avevano 20 anni negli anni Cinquanta e che non potevano fare la “Dolce vita” perché figli di una Milano che lavorava duramente e non era ancora una Milano da bere.

Questo artista, un po’ pugliese un po’ lombardo, ha saputo farsi ascoltare da tutti gli Italiani, senza farsi etichettare come  quello che “parlava milanese”. Enzo Jannacci, buon viaggio, e che la Terra ti sia lieve …eh se me lo dicevi prima ti abbracciavamo un po’ di più.

FOTO: tratta da adnkronos.com

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