Bagnoli. Disastro ambientale per omessa bonifica. Sequestrate le aree ex-Italsider.

colmata-BagnoliNapoli 11 aprile – Le aree dell’ ex-Italsider di Bagnoli sono state poste sotto sequestro dai Carabinieri su ordine della Procura di Napoli nell’ambito di una indagine condotta dal Pm Stefania Buda con il coordinamento dei Procuratori aggiunti Francesco Greco e Nunzio Fracasso. Il capo di accusa è il disastro ambientale in seguito alla omessa bonifica delle aree di appartenenza alla’Ilva compresa la colmata. Sono stati indagati 21 ex-dirigenti in forze all’epoca dei fatti alla Società BagnoliFutura S.p.A. e dei vari enti locali, sotto accusa anche il direttore generale del Ministero dell’Ambiente, i dirigenti dell’Arpac (Agenzia regionale dell’Ambiente, n.d.r.) ed i rappresentanti delle ditte esecutrici dei lavori.

A seguito di esami tecnici disposti dagli inquirenti si sono evidenziati oltre all’inquinamento dell’area, peraltro già noto da anni ai tecnici che si sono avvicendati in una farsesca ricerca di una ottimale risoluzione del problema bonifica, l’aggravio della situazione ambientale dovuta ai maldestri tentativi di esecuzione della bonifica.

La Procura così sintetizza i risultati delle verifiche effettuate: “l’omessa bonifica dei terreni, nonché sulla base di un confronto georeferenziato tra le condizioni del terreno pre e post bonifica effettuato dai consulenti tecnici, l’intervenuto ulteriore aggravamento dello stato di inquinamento dei terreni dell’area del complesso ex industriale rispetto alla condizione pre-bonifica” continuando poi “Con riferimento alla Area di Colmata – evidenzia la Procura – si è accertata inoltre l’inefficacia del sistema di messa in sicurezza del sito della colmata con conseguente immissione permanente in mare di sostanze inquinanti e pericolose per la salute”.

La Procura ha poi sottolineato il conflitto di interesse nel quale si sono venute a trovare tutti gli enti pubblici preposti al controllo dell’attività di bonifica quali Arpac, Comune e Provincia di Napoli.

La colmata è quel tratto di terreno incolto che si estende dalla strada Via Cordoglio fino a lambire le acque del mare. La sua estensione è molto vasta perché oltre alla profondità (circa 400 metri, ndr), si estende dal Pontile Nord e termina dopo la Città della Scienza. Fu creata nel 1962 per le necessità di ampliamento dello stabilimento dell’impianto siderurgico attraverso un riempimento a mare (colmata) e di un lungo pontile (il “Pontile nord”) per lo scarico delle navi pesanti.

Dal 1962 al 1994 anno della delibera del CIPE che stabiliva la dismissione dell’impianto e della bonifica del suolo, si sono accumulati prodotti di scarto delle attività industriali (loppe e scorie d’altoforno, ndr). Il problema sono gli idrocarburi, ovvero quelle sostanze percolate all’interno della colmata stessa durante gli anni, dagli oli combustibili ai carbon fossili che vi venivano temporaneamente stoccati. Sostanze estremamente pericolose incompatibili con un utilizzo pubblico dei luoghi, che negli anni hanno provocato la contaminazione dei fondali e delle spiagge, causa di ulteriori polemiche e progetti di “messa in sicurezza”. Infatti viene inoltre avviata la realizzazione di una barriera con impianto di trattamento delle acque per evitare la contaminazione del mare di Bagnoli apportata dalla falde inquinate.

Quel tratto di costa, destinato alla balneazione attraverso l’integrale rimozione della colmata obbligatoria ai sensi del vincolo paesistico del 99, del P.R.G. del 1998 della legge 582 del 1996. La relazione della commissione parlamentare d’inchiesta sulle bonifiche, votata a dicembre 2012 ha testualmente affermato a pag. 347 : “non vi è margine di discrezionalità sull’attuazione della rimozione della colmata ma solo sulle modalità attraverso le quali effettuare tale rimozione in condizioni di sicurezza per i cittadini”.

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