La città perduta

centro-direzionaleIl Centro Direzionale di Napoli. Interi grattacieli vuoti, negozi mai occupati, uno spreco di spazio, impensabile nella città dei vicoli.

Piazza Garibaldi è quasi periferia. Quello spazio chiuso tra cantieri, traffico e mille attività non sempre lecite, è il limite, attraversato il quale, si entra nella città dimenticata. Napoli è diventata una unica e grande periferia lontana da un“centro”, che non esiste più, una città senza anima ed identità.

Corso Meridionale è l’inizio della periferia Orientale. Quella strada sconnessa e sempre bloccata dal traffico, porta al Centro Direzionale, il luogo meno amato dai napoletani, che non lo hanno mai capito e mai accettato. Troppo alti i palazzi, troppo grandi gli spazi, mai percorsi da auto e motorini e quindi irraggiungibili. Una strada sotterranea che fa paura a tutti, perché appare isolata e vuota. Il Centro Direzionale muore, da quando è stato costruito, mai preso in carico dal Comune, che lo lascia in ostaggio ad un Consorzio privato che si arricchisce alle spalle dei cittadini che pur pagano le tasse comunali.

Interi grattacieli vuoti, negozi mai occupati, uno spreco di spazio, impensabile nella città dei vicoli. Uniche attività redditizie, i bar e le pizzerie, meta delle decine di migliaia di persone che vanno al Centro per lavoro, controvoglia. A 25 anni dalla sua parziale inaugurazione – il Centro non è mai stato completato – questa enorme struttura di cemento e ferro, rappresenta il monumento a tutto quello che la città poteva essere e non è mai stata, ne, forse, sarà mai. Il Centro Direzionale, è la capitale di una periferia persa, lontana da un mare privato, accerchiato dalla prostituzione, che da futuro per la città è diventato il simbolo del mancato sviluppo urbano.

Il segno del suo invecchiamento è dato da una faglia, un cedimento nella pavimentazione di cemento, che attraversa la piazza che tutti chiamano della “Palla”, per la presenza di una grande struttura di marmo che rappresenta la Terra. Un cedimento che si è allargato ed allungato nel tempo, che corrisponde al tunnel della Vesuviana ed ai parcheggi sottostanti. A tutto si fa l’abitudine e nessuno fa caso a questo dislivello, che con il passare del tempo appare come una caratteristica del luogo. Nessuno considera quel cedimento come l’annuncio di un crollo futuro, nessuno provvederà alla manutenzione, necessaria a mettere in sicurezza la Piazza, fino alla prossima emergenza.

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