Bersani si dimette: “uno su quattro ha tradito”. Renzi: “Inevitabili le dimissioni, ora basta giochini”. Napolitano pronto a succedere a se stesso

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Una domanda assordante resta ancora senza risposta. Perché no al professore Stefano Rodotà?

20 aprile 2013 – “Uno su quattro ha tradito, è inaccettabile”. Queste le prime parole di oggi del dimissionario Pierluigi Bersani. Il leader del Pd si è dimesso dall’incarico di segretario del partito perché non ha accettato la dipartita di Romano Prodi.

Troppe le divisioni interne alla sinistra, ma sono i rischi del mestiere. Lo sapeva bene Bersani dopo la vittoria alle primarie del Partito Democratico. La sinistra non è un’ala politica unita come quella del centro destra. A Silvio Berlusconi basta dire la sua e tutti nel suo partito fanno ciò che ha detto il segretario, alleati compresi.

Dal lato opposto, invece, si sviluppano diverse tendenze e il numero uno del Pd doveva immaginare fin da subito dopo la “vittoria mutilata” alle elezioni cosa sarebbe successo. Già dalla prima votazione i renziani, che avevano espresso perplessità su Marini, non votandolo l’avevano costretto al ritiro. Fino alla quarta votazione dove Prodi, presentato lo scorso pomeriggio, ha dovuto lasciar cadere la propria candidatura.

Grillo torna a parlare in piazza, in Emilia prima della terza votazione aveva sostenuto che il Movimento 5 Stelle avrebbe votato soltanto compatto Rodotà ed aveva aspramente bocciato la candidatura di Prodi. Proprio nell’ultima elezione tenutasi, Rodotà ha incrementato il suo bottino mentre, conti alla mano, Prodi si è ritrovato diversi voti in meno esattamente 101, distribuiti tra Rodotà, schede bianche ed altri candidati.

La sconfitta non è andata giù a Bersani che non poteva far altro che dimettersi: “Continuerò a dare una mano. I capigruppo con me devono da subito contattare le altre forze politiche per trovare una soluzione definitiva sul Quirinale. Noi da soli il Presidente della Repubblica non lo facciamo. Non riesco ad accettare la sconfitta di Prodi “.

A questo punto la parola passa a Renzi che, avendo perso le scorse primarie del Pd ma avendo avuto larghi consensi, potrebbe provare a risollevare le sorti del Pd. “Trovo inevitabile e saggio che Bersani abbia annunciato le sue dimissioni – questo il primo commento di Matteo Renzi – Spero che il mio partito possa subito uscire dalla delicata crisi che stiamo attraversando dal dopo elezioni: nel mio piccolo farò di tutto per dare una mano al Pd e al Paese”.

In queste ore la pressione di PD, Pdl e Lista Civica su Napolitano ha prodotto il primo risultato. Napolitano ha appena dichiarato di essere disponibile a succedere a se stesso per favorire la formazione di un governo di unità nazionale.

Parole grosse, diciamo noi.

Dopo le proteste in piazza e le occupazioni delle sedi del PD da parte dei giovani democratici in tutta Italia, Napoli compresa, all’eventualità di governissimo, che sottointendeva la candidatura Marini, ora ci si aspetta di vedere le reazioni dei militanti a questa rinnovata eventualità.

Una domanda assordante resta ancora senza risposta. Perché no al professore Stefano Rodotà? Perché far passare il messaggio che un convinto riformatore del Partito Democratico, fosse il candidato del M5S? Gli elettori di Grillo avevano proposto Rodotà, il PD poteva fare propria la proposta.

E’ evidente a tutti che solo l’accordo con il centrodestra è visto come garanzia per salvare la poltrona per un tempo maggiore possibile ai neo eletti parlamentari 2013.

Speriamo bene, ma le premesse sono le peggiori.

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