Il punto sulla crisi economica italiana. Il nuovo governo ci salverà?

mercatoDal 2008 una grave crisi economica attanaglia il mondo ed in particolare l’Europa. Si sperava che da lì a pochi anni i Paesi coinvolti riuscissero a risolvere i loro problemi, ma a distanza di 5 anni si comincia a capire che la gravità della situazione era stata decisamente sottovalutata e che non è e non sarà facile uscirne. In modo particolare in Italia abbiamo 3 grandi problemi che non favoriscono la risalita: il debito dello Stato, il rallentamento della crescita economica e la credibilità o inesistenza del governo.

Il governo tecnico guidato da Mario Monti ha impostato la propria politica economica esclusivamente sull’austerità, aumentando le tasse ed inserendone di nuove, non favorendo, in questo modo, la crescita del Paese che è entrato in una fase recessiva ben peggiore della precedente.

L’errore sta nel guardare solo ed esclusivamente allo “spread” che è uno degli indicatori più usati per valutare la crisi italiana e viene usato per misurare la capacità di un Paese di restituire i prestiti, ma non costituisce l’unico e solo parametro, anzi, spesso, trae in inganno visto che un dato positivo dello spread non sempre corrisponde ad una ripresa reale della nostra economia.

Stimolare la crescita economica è la vera soluzione alla crisi e per favorirla si dovrebbero incentivare le liberalizzazioni, fare tagli mirati alle tasse e stimolare la ricerca. Come dichiarato dal Presidente di Confcommercio Sangalli, in occasione dell’incontro tenutosi a Cernobbio il 22 marzo 2013: “È fondamentale per uscire dalla crisi, come più volte sottolineato anche durante la campagna elettorale da più parti, diminuire l’eccessiva pressione fiscale, avviare un’azione di semplificazione della pubblica amministrazione, ridurre i costi della politica e, soprattutto, riportare l’attenzione sulle piccole e medie imprese che costituiscono la struttura portante dell’economia italiana”.

Con le 3 manovre fatte dal governo tra giugno e settembre 2012 si sono soprattutto aumentati i tributi (tasse e imposte): ticket sanitari, Iva, tassa sulla benzina, sui giochi, eliminazione delle agevolazioni fiscali. Si è così prelevata una percentuale record dei redditi degli italiani, il 44,5% che nel 2014, secondo gli economisti, potrebbe arrivare fino al 48% se non si procederà ad una diminuzione delle tasse sul lavoro. Non a caso le previsioni degli organismi internazionali sulla crescita del PIL italiano nei prossimi anni sono diminuite.

Dati Confcommercio ci illustrano un quadro per il futuro tutt’altro che ottimistico: meno occupazione, produttività stagnante e pressione fiscale particolarmente elevata implicano minori consumi, ciò porta le previsioni sul PIL del 2013 a -1,7%. Rispetto al 2007, picco pre-crisi, la riduzione di prodotto pro capite reale sarebbe, alla fine di quest’anno, pari al 10,7%. Gli investimenti, per quanto detto, saranno in flessione. Né si può ipotizzare un incremento dei consumi, piuttosto è stato registrato un calo dell’ 8,7%. Dunque, in presenza di un reddito calante, la flessione dei consumi nel 2013 potrebbe essere di notevole entità. Confcommercio indica un valore di -2,4%. La fiducia delle famiglie è ai minimi storici, come le immatricolazioni di autovetture a persone fisiche. La fiducia rilevata dall’Istat presso gli imprenditori del commercio è molto inferiore addirittura ai minimi raggiunti nella prima parte del 2009.

Il quadro rappresentato è a tinte fosche e non possiamo che augurarci che il nuovo governo, sempre che si faccia e che duri, si metta subito al lavoro per determinare rapidi ed incisivi interventi volti alla salvezza del nostro Paese come una reale e concreta lotta all’evasione fiscale, alla corruzione e alle mafie che taglieggiano sia lo Stato con appalti gonfiati, che i singoli cittadini con il pizzo.

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