Larghe intese? Non era nei patti

NapoliTime-MagazineL’editoriale. Da NapoliTime Magazine, n. 3 marzo 2013

E’ solo questione di fiducia. E vi pare poco?
Victor Hugo affermava: “In ogni cosa, la fiducia che si sa ispirare costituisce la metà del successo. La fiducia che si avverte è l’altra metà”.
E’ un bene intangibile quanto mai prezioso, si guadagna sul campo, con le azioni concrete e non con le parole. Una persona, un amico, un politico, ha peso, ha valore, quando mantiene fede a quello che dice. In alternativa è un ipocrita piccolo piccolo che truffa con le sue parole, o nel migliore dei casi è semplicemente un incapace. Dire una cosa, farne un’altra, porta alla perdita di credibilità.
E’ così per chi cerca il nostro sostegno alle elezioni, è così dal salumiere di “fiducia”, è così con l’amico. Alla base della crisi dei partiti e della politica di questi anni vi è l’ipocrisia di molti suoi rappresentanti. Tradire la fiducia equivale a perdere il bene più prezioso che c’è.
A Napoli, ma lo scenario politico italiano non è da meno, c’è una progressiva perdita di fiducia dell’elettore nei confronti dell’eletto. C’è chi annuncia una rivoluzione morale, etica e sociale che probabilmente non avverrà mai. Il crollo della palazzina di via Chiaia, l’incendio di Città della Scienza, il caos per una Ztl pensata male e gestita peggio, il sequestro dell’ex-Italsider per disastro ambientale e per ultimo, il “teatrino della politica” che vede oramai coinvolto tutto lo scenario politico italiano, non favorisce questo clima di fiducia.
La città appare ai più, allo sbando, il Paese in balia di forti conflittualità e di una grande instabilità politica ed economica. Sono due anni che la gente di Napoli attende un cambio di passo nella gestione della città e sono due mesi che gli italiani attendono un governo che sappia farci uscire dalle secche di una crisi feroce che sta mietendo vittime sacrificali.
Per il sindaco di Napoli la colpa è dei predecessori. In parte è vero. Ma quando si è candidato a guidare il rinnovamento in città, non conosceva la grave situazione in cui Napoli si trovava? Direte, sono stati tagliati i fondi e senza soldi non si può far nulla. Ma non è solo questione di soldi. Qui si assiste da mesi ad una grande improvvisazione nella gestione della cosa pubblica. Progetti annunciati e flop assicurati.
Lo scenario italiano non è certo più rassicurante. A distanza di due mesi dalle politiche 2013 dove nessuno ha vinto, gli insulti di Grillo a Bersani hanno preso il sopravvento sui problemi da affrontare. Dal canto suo, Bersani, nel tentativo di instaurare un dialogo con il centrodestra, ha prima candidato alla Presidenza della Repubblica, Franco Marini, ben visto dal PDL, alienandosi il favore della base, poi, ostacolato da un partito diviso in mille rivoli, ha cambiato diametralmente rotta tentando la carta della riappacificazione interna e puntando su Prodi.
Un tradimento di 101 parlamentari PD ha affondato il tentativo del segretario. Sappiamo com’è finita. Napolitano che succede a se stesso. Nulla contro Napolitano, ma la base e chi ha dato fiducia al centrosinistra legge in quest’atto e nelle parole del Premier incaricato, Enrico Letta, una linea che non era stata condivisa con gli elettori. Un governo fatto da PD, PDL e Scelta Civica non era nei patti.
Quello firmato con gli italiani di “Italia Bene Comune” alle primarie e quello de “L’Italia Giusta” alle elezioni politiche, era chiaro: “Ci candidiamo come alternativa politica e civica al lungo periodo berlusconiano, responsabile di aver lasciato un cumulo di macerie nel Paese e un contesto sociale gravemente deteriorato. I ripetuti scandali hanno sconvolto la coscienza civile del Paese e fatto crescere il distacco dei cittadini dalla politica. Si chiede giustamente un rinnovamento profondo, non di facciata”.
Non siamo riusciti nell’intento di governare da soli? Ritorniamo a votare.
Pasquale Vespa

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