La cultura rende liberi: 80 anni fa il rogo dei libri in piazza dell’Opera a Berlino

Rogo-dei-libri-Berlino-10-maggio-1933Nella notte del 10 maggio 1933 nella piazza dell’Opera di Berlino furono dati al rogo migliaia di libri i cui autori avevano avuto il torto di non condividere la politica tedesca nazista, di essere ebrei o di nazionalità non tedesca o di aver appoggiato, in qualche modo, la Repubblica di Weimar. In quello che si configurò come il più vasto rogo di libri, fino a quel momento messo in pratica da una dittatura, finirono testi di autori come Marx, Brecht, Mann, Roth, Adorno, Benjamin, Marcuse, Fromm, Klee, Kandinsky, Einstein e Freud.

Il senso dell’operazione risiedeva nella chiara volontà di limitare anche la più piccola libertà di pensiero che si discostasse dallo spirito tedesco del nazismo.

Per ricordare questo tragico evento, simbolo estremo di quanto la libertà d’espressione renda liberi, oggi sono previste diverse iniziative come quella di Radio3 che simbolicamente adotterà uno dei libri bruciati, leggendone un brano, quasi a voler restituirgli quella vita sottrattagli in quel rogo di 80 anni fa. Anche il web farà la sua e su Twitter è spuntato l’hashtag #maipiulibrialrogo tantissime, inoltre, sono le iniziative dei blogger legate ai libri “indesiderati”.

Heinrich Heine trovò parole uniche nonché profetiche per esprimere il senso di quell’atto scrivendo che “Dove arde il libro in fin si brucia l’uomo”. In questa frase si sente l’urlo di milioni di ebrei sterminati durante l’olocausto e che ancora oggi qualcuno ha il coraggio di negare.

La negazione è e sarà sempre l’atto più spregevole, il tentativo di cancellare ciò che è realmente accaduto per poter un giorno, chissà, riproporlo, senza che la memoria faccia da scudo e da barriera a qualcosa che in quegli anni apparve a tratti ineluttabile. Era inimmaginabile alla mente dei più, a coloro che non avrebbero mai potuto ipotizzare che una mente umana potesse anche solo teorizzare uno sterminio di massa di quelle dimensioni.

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