I racconti di NapoliTime: Una storia, una canzone. Heroes

Coffee-BreakCoffee Break, i racconti di NapoliTime

Claudia masticava la gomma come se fosse l’impegno più gravoso al mondo. Le calze a rete smagliate le disegnavano una specie di nuvola sulle gambe sode e muscolose che si  guardava attenta, lasciandole penzolare nervosamente da un cornicione del decimo piano, il cornicione di una casa. Le luci della città, viste da lassù erano affascinanti, sottolineavano percorsi conosciuti e scoprivano vie d’uscita inaspettate. La via d’uscita che voleva trovare lei, adesso, mentre si guardava il tacco a spillo rotto. Si mise a piagnucolare, dall’alto della sua disperazione, era proprio il caso di dirlo, soffriva anche di vertigini.

Eppure la mattina era cominciata bene. Aveva fatto colazione al bar insieme alle sue amiche, le inseparabili amiche della giovinezza con le quali aveva condiviso tutto, o quasi: gli studi, gli appartamenti a volte anche fidanzati. Erano ormai venti anni che si conoscevano, ma avevano perso di vista una di loro, Miriam, che si era trasferita e con una telefonata per un suo breve passaggio in città, quel giorno le aveva riunite in un bar.

Ora erano delle quarantenni ed ognuna aveva preso la sua strada. Lei e Mara si erano laureate e lavoravano come professioniste autonome con alterne fortune, Miriam, rimasta incinta presto, si era sposata e aveva fatto la mamma a tempo pieno di tre bambini, ora grandi. Era comunque una donna serena ed appagata, stava in campagna ed allevava cavalli. Lei e Mara, sentimentalmente, si scoprirono più fragili: Mara era separata da un marito violento e Claudia era una single che lavorava molto e s’innamorava poco. Anzi si era innamorata poco fino a qualche mese fa, perché in quel momento lo era, e si vedeva. Era radiosa, aveva la pelle luminosa e il sorriso facile.

Se ne erano accorte anche le sue amiche che la stavano prendendo in giro e volevano sapere i particolari, magari piccanti, che lei però non svelava, faceva la misteriosa, si ritraeva come una gatta. Corse col pensiero alla sera, quando lo avrebbe rivisto e un brivido piacevole le attraversò la schiena. Miriam e Mara sarebbero andate al cinema e l’avevano invitata, stuzzicata, ma lei aveva declinato, sorridendo sorniona sotto i baffi. Era in uno stato febbrile, lo sapeva bene, ma non aveva tempo, ora, per i sensi di colpa, non ci voleva pensare, voleva solo cogliere l’attimo e goderselo.

Il pomeriggio lo dedicò alla cura di sé. Doccia energizzante, shampoo profumato, crema per il corpo. Era soddisfatta del risultato che lo specchio le rimandava, aveva un corpo tonico e il completino di pizzo color avorio splendeva sulla sua pelle olivastra. Pensò ancora alla piacevole serata che avrebbe trascorso. L’idea la eccitava. L’aveva conosciuto per caso in un parcheggio dove lei aveva fatto un po’ la furbetta: gli aveva soffiato il posto e dopo il battibecco che ne era seguito, per farsi perdonare, lo aveva invitato a prendere un caffè.

Lui era giovane, come acqua di sorgente. Claudia si sorprese per la facilità con cui si ritrovò a dargli consigli sull’università, su come superare i piccoli inconvenienti coi genitori. Trascorse un’ora piacevole, convinta che fosse finita lì. Ma non fu così, il ragazzo, che in seguito aveva scoperto dove lavorava, iniziò a farle una corte assidua, sfacciata, come sfacciata era la sua età, in confronto alla sua. Pian piano Claudia si abituò alla sua presenza e, anzi, se la sera quando usciva dall’ufficio non lo trovava nei paraggi, ci restava male. Era presa da questo gioco, sapeva che era pericoloso e forse era attratta proprio da questo. La prima volta che successe fu in macchina, la sua, e fu stravolgente, bello e tremendo. Poi si ritrovarono più e più volte a casa di Claudia senza parlare, solo amandosi con foga. Quella sera, invece, si sarebbero visti da lui nel monolocale affittato per l’università. Era emozionata, inutile negarlo. Entrare nella sua casa, aspirarne l’odore, toccare le sue cose la inebriava.

Finalmente sera. Claudia suonò il campanello, sicura sui tacchi a spillo, un po’ provocante strizzata dentro un tubino nero indossando calze a rete. Entrò, soffusa era la luce, avvolgente il calore e nota e amata la canzone di David Bowie, Heroes. La canzone preferita di Miriam, la sua cara amica, le venne subito da pensare, l’ascoltava in continuazione, era il suo, ma anche il loro tormentone. Lui le si avvicinò, bello come il sole, e le sussurrò: “Questa è la canzone preferita di mia madre, me l’ha fatta sentire così tante volte che è diventata anche la mia, o la amavo o la odiavo e ho deciso di amarla, quindi te la dedico con tutto il cuore”.

A Claudia si accese nel cervello un piccolo campanello d’allarme e con la bocca asciutta gli chiese piano il nome della mamma.” Miriam!” rispose sorpreso Lui. A Claudia mancò la terra sotto i piedi: stava andando a letto col figlio della sua amica! Mentre si capacitava di questa nuova, e a dir poco inquietante realtà, il campanello suonò penetrante, era Miriam che finito il cinema era salita in casa per salutare il figlio. Lui, ancora confuso, meccanicamente fece andare di nuovo il cd di Bowie e aprì. Claudia si chiuse rovinosamente in bagno ed eccola qui a penzolare dal decimo piano in una notte fredda e minacciosa.

Ricominciò a piagnucolare, maledicendosi per la sua vanità, per il suo desiderio di piacere e conquistare ancora. Se usciva viva da quella serata – si promise – si sarebbe votata alla castità per il resto della vita!

Miriam uscì poco dopo, grata al figlio che le aveva fatto trovare la sua canzone preferita e soddisfatta di avere un ragazzo così premuroso. Fece finta di non vedere i due bicchieri, uno dei quali con l’impronta di rossetto. Fece finta di non sentire il profumo che aleggiava nella stanza, ma d’altronde, pensò sorridendo, sono ragazzi! Che strano però, si disse tra sé, la ragazzina usava lo stesso immutabile profumo di Claudia. E di nuovo sorrise, enigmatica.

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