Ancora morti bianche. A Genova il conto registra un +8

morti-sul-lavoroNapoli 12 maggio – Morire di lavoro è ancora un evento altamente probabile, almeno per chi un lavoro lo ha. Dall’inizio dell’anno sono 145 i morti sul lavoro, dove le ultime 8 vittime si sono verificate nell’incidente del porto di Genova dei giorni scorsi.

Secondo i dati pubblicati dall’Inail (Istituto Nazionale Infortuni sul Lavoro, n.d.r.) per l’anno 2012 il numero è in calo rispetto all’anno precedente con 870 morti e 654 mila infortuni, come comunicato dal direttore generale Giuseppe Lucibello. Nel conteggio sono inclusi anche le forze militari non solo i lavoratoti civili. Secondo l’Osservatorio indipendente di Bologna, ci sono stati invece 1180 vittime, di cui 625 sui luoghi di lavoro.

Le morti bianche, come vengono definite le vittime del lavoro, spesso sono invisibili perché molti di loro non hanno nessuna assicurazione e muoiono lavorando in nero e quindi non rientrano nemmeno in questa macabra statistica. L’Inail non inserisce nelle sue statistiche i lavoratori che lavorano senza assicurazione o ad esempio quelli che muoiono in autostrada percorrendola per motivi di lavoro.

Nonostante che nella seconda domenica di ottobre sia stata istituita dal 1998, “La Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro” con direttive del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 aprile 1998 e poi del 7 marzo 2003, ogni anno si continua a celebrarla con numeri degni di una guerra.

L’ANMIL (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro, n.d.r.) nata nel 1943 è l’associazione cui è affidata la tutela e la rappresentanza delle vittime di infortuni sul lavoro, delle vedove e degli orfani dei caduti (D.P.R. 31 marzo 1979). E’ attualmente riconosciuta come un Ente morale con personalità giuridica di diritto privato che si batte per la tutela dei diritti di coloro i quali hanno subito danni pscicofisici sul proprio posto di lavoro.

Le 145 vittime del 2013 riguardano vari settori: il 33,3% edilizia, il 31% agricoltura, il 17,5% nei servizi, il 6,5% nell’autotrasporto, il 5,5% nell’industria (compresa la piccola industria e l’artigianato). L’Italia ha il record negativo europeo dei morti sul lavoro secondo statistiche Eurostat: nel 2010 l’Italia, ha il triste primato con 980 vittime (fonte Inail), contro le 557 della Germania, 550 della Francia e 338 della Spagna. In sintesi, nel paese dove la disoccupazione è in aumento con 2 milioni e 875mila (secondo l’Istat) disoccupati a dicembre 2012, si registra il più alto numero dei decessi per motivi di lavoro che in ogni altro paese europeo.

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