Urbania, la pensione

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URBANIA, 1944
Cara Olga principessa mia. Con questo mio scritto purtroppo ti arreco brutte notizie. L’altro giorno, mentre ero a badare le pecore nel campo sotto il paese, ho intravisto nell’erba qualcosa che mi era sembrata una penna. Incuriosito, mi avvicino e prendo in mano questa cosa. Purtroppo, non era una penna ma un ordigno che è esploso appena l’ho toccato! Una scheggia mi ha ferito l’occhio sinistro che al momento è bendato, dolorante e sanguinante. Eva non vuole che vada a Pesaro a farmi visitare dal dottore. Ha detto al babbo che è una perdita di tempo, che devo guadagnare la giornata. Ti recapito questa mia per dirti che sono preoccupato per la nostra promessa di matrimonio. Ti farò sapere appena avrò parlato col dottore, ci andrò nonostante la matrigna! Ti stringo forte al mio cuore, quello è buono e batte solo per te.

SASSOFORTINO, 1944
Vincenzino caro, ho qui davanti Franco che mi ha consegnato questo sciagurato messaggio. L’ho fatto leggere al babbo. Vuol sapere al più presto cosa dice il dottore. Qui la campagna è avara, i campi sono brulli e la vita per me è dura, tutti i giorni vado a vendere il latte al paese, bado alle bestie e lavoro nei campi. Rimpiango le Marche e rimpiango anche te. Aspetto tue nuove.

URBANIA, 1944
Principessa mia, le nuove non sono buone! Ho perso per sempre la vista dall’occhio perché l’ho trascurato. L’infezione se l’è portato via e ora è semichiuso e opaco. Il mio viso già poco bello rispetto al tuo, che sogno e bacio ogni notte, ora ha i lineamenti di un vecchio, quasi. Capisco, anche se con la morte nel cuore, se vorrai spezzare la promessa di matrimonio e ritenerti libera di sposare un giovanotto sano. Tu sei la più bella del paese, coi tuoi riccioli lunghi e neri e so che meriti di meglio che un povero orbo! Parla quindi col babbo e fatemi sapere. La vita è dura anche qui! Il mio babbo non c’è mai e quando c’è è sempre ubriaco e sotto le grinfie di Eva, sua moglie. Beati i miei fratelli che sono garzoni presso famiglie dove mangiano e dove vengono trattati con umanità. Aspetto con trepidazione la vostra decisione. Tuo per sempre, Vincenzo.

SASSOFORTINO, 1944
Caro Vincenzo, quello che hai scritto mi ha fatto piangere tutta la notte! La miseria e la sfortuna che cala la mano sopra le nostre teste mi fa paura e anche tanta rabbia! Cosa abbiamo fatto per meritarci questa malasorte? Non bastavano già la lontananza e la fame a fare di noi persone che avevano diritto a uno spicchio di felicità? La decisione del babbo comunque è questa: se tu farai le pratiche della pensione di invalidità, il matrimonio si farà! Dopo, sostiene lui, oltre al lavoro dei campi, avremo di che mangiare grazie a quella. Quindi fammi sapere. Io sono un po’ impaurita, guardo la foto che tengo sotto al cuscino e non riesco ad immaginare il tuo viso se non così. Mi consolo al pensiero della tua bocca perché è grande e carnosa e la potrò sempre riempire di baci.

GROSSETO, 2000
Sorpresa! Non ti aspettavi questo biglietto sotto il piatto, vero? Siamo qui al ristorante a festeggiare i nostri primi 50 anni di matrimonio con figli nipoti e parenti. Ti volevo ringraziare di tutta la bellezza che mi hai regalato e di tutto quello che abbiamo superato insieme. Un grazie di cuore alla mia piccola e bella principessa! Tuo per sempre Vincenzo.

GROSSETO, 2000
Ti dovrai accontentare di questo mio messaggio nel tovagliolo. È vero mi hai trattato sempre come una principessa, sto bene con te e ti ringrazio di avermi aiutato a crescere questa bella famiglia. Quello che vorrei sapere a questo punto è questo: ma se tu, non sia mai, dovessi lasciarmi per primo, la pensione di invalidità rimane a me?

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