Processo Eternit. Giustizia anche per Bagnoli. Il magnate dell’Eternit, Stephan Schmidheiny condannato dalla Corte d’Appello di Torino a 18 anni di carcere

processo-eternitGiustizia è fatta, o almeno la giustizia degli uomini ha fatto il suo corso. Gli occhi dei familiari delle vittime dell’Eternit si sono riempite di lacrime per la commozione mista a rabbia nel veder riconosciuto il torto subito, che ha portato via gli amori della vita, amici di scuola, colleghi di lavoro, la spalla su cui contare. Il magnate dell’Eternit, Stephan Schmidheiny che ha seminato disperazione, malattia e morte in tante famiglie è stato condannato dalla Corte d’Appello di Torino a 18 anni di carcere.

L’accusa gravissima che gli è stata imputata durante il corso del processo è di disastro ambientale doloso e omissione dolosa di cautele antinfortunistica, considerando il periodo di responsabilità a partire dal 1976 e quindi riferito anche agli stabilimenti di Napoli, precisamente a Bagnoli, oltre che quelli di Cavagnolo, Rubiera a Reggio Emilia e quelli di Casale Monferrato. La Corte ha riconfermato la condanna di primo grado, ma ha rafforzato la pena che è passata da 16 anni, stabilita in primo grado, a 18 anni dell’attuale sentenza. “Shmidheiny ti aspettiamo anche in svizzera” si leggeva sullo striscione fuori il Tribunale di Torino, scritto in francese. Sono state avviati dalla Procura altri filoni di indagine sull’Eternit che coinvolgerà anche gli italiani morti emigrati per lavoro in Svizzera. Si indaga sull’Amiantifera di Balangero, sull’Eternit Francia e l’Eternit Brasile, ma non è certo se i processi verranno svolti sempre a Torino.

È giunto ora il tempo dei risarcimenti, che con questa sentenza include anche gli abitanti di Bagnoli, vittime innocenti anch’essi della follia di ricchezza indiscriminata dell’Eternit, gestita da Stephan Schmidheiny, che venivano escluse dal risarcimento nella sentenza di primo grado, proprio perché il periodo di responsabilità, non includeva gli anni in cui Bagnoli viveva credendo di avere tutto, lavoro, sogni e rosee prospettive di vita e salute. Gli avvocati delle parti civili, sono ora pronti a fare le richieste di risarcimento, che per il solo comune di Casale Monferrato ammonterebbero ad oltre 30 milioni di euro.

“Questa sentenza ci dice che non è mai azzardato sognare. Questa sentenza è un inno alla vita, un sogno che si avvera. Siamo andati al di là di ogni aspettativa”. Lo ha affermato, a margine della sentenza al Tribunale di Torino, il procuratore aggiunto, Raffaele Guariniello, che ha inoltre aggiunto di essere soddisfatto “che sia stato accolto il nostro appello sul fatto che il disastro sia avvenuto anche a Napoli e Rubiera – perché – con questa sentenza si aprono grandi prospettive anche per le vicende di Taranto e per le altre città che aspettano giustizia. Non è finita qui e non è finita nel mondo”. Guariniello ha sottolineato l’importanza di questa sentenza per tutta la popolazione spiegando che “dobbiamo cercare di raccogliere questa sentenza e diffonderla nel mondo: qui in Italia noi siamo riusciti a fare un processo che nessuno è riuscito mai a fare in alcuna parte del mondo. La posta in palio è la tutela dell’uomo e della sua salute. Il disastro ambientale doloso riconosciuto dalla Corte non è solo per i lavoratori, ma riguarda tutta la popolazione”.

Nel centro Arci di Cavalleggeri Aosta, a Napoli, si sono riuniti in un abbraccio commosso, superstiti e familiari dei morti per Eternit di Bagnoli che hanno ascoltato la sentenza della Corte d’Appello in diretta streaming. A Torino, invece, sono giunti in autobus, oltre 400 persone provenienti da Casale Monferrato. Ma è impressionante la partecipazione compatta delle vittime e dei familiari giunti da tutta Europa per assistere al processo, tra cui anche i minatori della Lorena.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, ha commentato affermando che questa “sentenza incoraggia la battaglia delle vittime dei familiari e delle persone oneste per un mondo migliore senza amianto e senza quella sete di profitto cui sacrificare vite umane”.

FOTO: tratta da nanopress.it

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