In viaggio tra i vini vesuviani

vigneti_rossiIl nostro sommelier, incalzato dalle domande dei suoi avventori sulle specifiche peculiarità dei vini di produzione autoctona si concede, per una sera, il lusso di “recitare a soggetto” (ispirato da Pirandello). Novello Virgilio, ci porta in escursione sul Vesuvio ad incontrare buona parte dei vitigni da cui derivano i prodotti che normalmente, con grande gradimento, degustiamo senza però conoscerne la storia e le proprietà. Così accade, ad esempio per un vino assai famoso, il Lacryma Christi la cui tradizione è decisamente radicata nel tempo, ma che solo nel 1983 ha ricevuto il marchio DOC (denominazione origine controllata).

Questo vino si può bere sia rosso che bianco, e ciò è già indice della ricchezza e della varietà di vitigni che concorrono alla sua realizzazione; nel caso del Lacryma Christi bianco  sono da citare, assolutamente, il Coda di volpe (noto anche come Caprettone), il Verdeca, la Falanghina e il Greco. Mentre la Palombina, lo Sciascinoso, il Piedirosso (o pier’e palumm) e l’Aglianico contribuiscono con i loro sapori alla realizzazione del Lacryma Christi rosso.

La produzione di vino su questo territorio così affascinante è storicamente attestata. Gli affreschi rinvenuti sia ad Ercolano che a Pompei dimostrano che il Vesuvio era il luogo ideale per la produzione del vino anche prima dell’eruzione del 79 d.C. Al Museo archeologico nazionale, infatti, è conservato un dipinto ritrovato nella Casa del Centenario dove si raffigura il Vesuvio (in forma di cono unico) con ai piedi un’immagine del bellissimo Bacco col suo tirso. Del resto, le anfore vinarie riportavano chiaramente la dicitura Vesvinum (o Vesivinum, cioè vino del Vesuvio).

Questo ci racconta la Storia. Il presente, invece, ci riporta ad un vulcano dalle forme mutate, con le sue due sommità che tutti riconosciamo, oggi Parco Nazionale del Vesuvio secondo un provvedimento risalente al 1991 e qualificato dall’UNESCO, nel 1997, “Riserva mondiale della biosfera”.

Menzionando anche il Catalanesca del Monte Somma IGT (indicazione geografica tipica), al quale dedicheremo maggiore spazio prossimamente, ricordiamo ai numerosi lettori di NapoliTime, che il vino è una ricchezza delle nostre terre e che basta un buon bicchiere a pasto per rallegrare il nostro palato quindi alziamo i calici. Prosit!

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