Sindacati contro Indesit, pronti a scioperi e manifestazioni per non far chiudere gli impianti di Caserta e Ancona

indesit-casertaNapoli, 12 giugno – Caso Indesit, i sindacati metalmeccanici si mobilitano, annunciando nel pomeriggio di ieri, scioperi per altre 16 ore nel mese di giugno, con modalità articolata in tutte le realtà produttive e manifestazioni territoriali in Campania e nelle Marche. Sono a rischio chiusura gli stabilimenti di Caserta e Ancona perché la Indesit nel suo piano aziendale, ha disposto il ridimensionamento della produzione in Italia, preferendo investire nel rilancio degli stabilimenti di Polonia e Turchia, paesi così detti low cost, a basso costo produttivo. La dignità degli operai, che per anni hanno servito l’azienda, contribuito con il loro lavoro alla ricchezza e alla solidità produttiva, è ignorata e calpestata dagli amministratori, che dimostrano in questa occasione, come il denaro faccia l’uomo ladro, rubando sogni e speranze dei suoi fedeli dipendenti.

Fiom, Fim e Uilm, chiedono il confronto con l’azienda, annunciando che sarà chiesto il coinvolgimento di tutti i sindaci, istituzioni provinciali e i presidenti delle Regioni Marche e Campania “affinché sostengano la vertenza sindacale finalizzata a mantenere le attività produttive e difendere il lavoro” mentre al Ministro dello Sviluppo economico i sindacati si rivolgono “per chiedere l’interessamento del Governo sulla vertenza Indesit e azioni concrete con scelte di politica industriale riguardo al settore per salvaguardia delle produzioni e dell’occupazione”.

Per i sindacati è necessario preparare una iniziativa nazionale per la tutela del settore elettrodomestico da parte del Governo, in virtù delle scelte scellerate del Gruppo che hanno già buttato fuori mille addetti complessivi, con la chiusura negli anni scorsi degli impianti produttivi di Refrontolo (Treviso), Brembate (Bergamo) e None (Torino). Il nuovo piano industriale della Indesit è insostenibile, secondo i sindacati, sia dal punto di vista industriale, sia dal punto di vista sociale in quanto, “ridimensiona l’industria manifatturiera nazionale provocando rilevanti ed immediati effetti negativi – anche in considerazione dell’indotto cresciuto intorno a Indesit – che rappresenta una vera eccellenza del tessuto industriale italiano”. I sindacati sottolineano anche che con l’ulteriore chiusura di impianti industriali in Italia, si va a comprimere ulteriormente gli occupati “in un momento già tanto difficile per il nostro paese”.

”La realizzazione dell’obiettivo di un nuovo piano industriale della Indesit, a partire dal Piano Italia condiviso in sede ministeriale in data 7 dicembre 2010 in grado di garantire un adeguato livello di investimenti in nuovi prodotti e nei processi produttivi e il mantenimento delle produzioni e dei livelli occupazionali, rappresentano oggi la priorità per le lavoratrici e i lavoratori, per i territori interessati e per la salvaguardia del settore elettrodomestico in Italia”. Sono queste le conclusioni dei sindacati Fiom, Fim e Uilm.

Il buco nero, in cui vengono risucchiate le tante attività industriali e commerciali italiane in questo periodo storico di crisi del mondo del lavoro e dell’economia, non si arresta, e continua a mietere vittime. La Indesit è solo l’ultima delle protagoniste di questo romanzo noir in cui i personaggi sono i lavoratori che sentono crescere il senso di disperazione, la paura di perdere ogni prospettiva di futuro, di serenità, perché in questa strana realtà non esistono più alternative, non esiste un altro lavoro e l’esercito di disoccupati e di cassintegrati ne è la prova sconsolata. Il primo giugno scorso l’Istat ha reso noto che nel primo trimestre del 2013 il tasso di disoccupazione nazionale ha raggiunto il 12,8%, mentre il tasso di disoccupazione dei 15-24enni è pari al 41,9%, un dato inquietante, considerando che siamo tornati indietro di 35 anni, inquanto rappresenta il livello più alto registrato dal primo trimestre del 1977. I dati Istat non sono solo numeri astratti, ma raccontano di persone reali, di gente che ha necessità di mangiare, vestirsi, curarsi, assicurare ai figli tutto il necessario per la loro crescita, la loro istruzione, persone che devono vivere, ma che stentano a sopravvivere e che spesso non sognano neppure più, come ci dimostra la cronaca nera raccontandoci dei suicidi, spesso plateali, come quello del fioraio di Ercolano che si è dato fuoco nelle stanze del sindaco per poi buttarsi giù dal balcone, avvolte collettivi, come quello dei coniugi di Civitanova Marche e del fratello di lei, che ha deciso di farla finita dopo la triste scoperta.

FOTO: tratta da altocasertano.wordpress.com

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