Presentato dal Governo il nuovo “pacchetto del Fare”, l’Italia torna a sperare nella ripresa

dl fareL’Italia cambia pagina con il Decreto del Fare, annunciato in conferenza stampa dal Primo Ministro, Enrico Letta, nella tarda serata di ieri, al termine del Consiglio dei Ministri che si era riunito nel pomeriggio e che ha necessitato di quasi cinque ore di lavoro per rendere ufficiali i provvedimenti pensati per rilanciare l’economia e ridare ossigeno alle imprese e alle famiglie italiane.

A quattro mesi di distanza dalle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio, un Paese caratterizzato da un quadro politico incerto e da una forte sfiducia degli elettori che hanno disertato le urne alle scorse amministrative, l’Italia ora torna a sperare, con l’esigenza comune di  “far presto”.

“Sono molti gli interventi che sono compresi del Decreto Legge Fare – oltre 80 articoli – sono tutte misure che servono a rilanciare l’economia del nostro paese”. Con queste parole Letta introduce la sintesi del provvedimento che è stato approvato con “grande coesione del Cdm”.

La prima parte del pacchetto del fare sottolineata da Letta è di “sostegno alle imprese – che consiste in un – rafforzamento del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, con una rinnovata norma di finanziamento per l’acquisizione di macchinari per le imprese” con un finanziamento di 5 miliardi di euro.

Segnale importante anche sul piano della riduzione per i costi delle bollette energetiche, a carico delle famiglie, volto a ridurne il peso economico anche per le imprese. “Con l’utilizzo del biodiesel e con la modifica del Cip6, sono state adottate misure che consentono di ridurre le bollette energetiche degli italiani di 550 milioni”. Lo ha spiegato Il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato.

Si interverrà per lo “sblocco dei cantieri, che sono molto importanti per far ripartire il lavoro e creare occupazione” destinando 3 miliardi di euro alle opere pubbliche, consentendo la creazione di 30 mila posti di lavoro. Sarà anche dato il via al rinnovo e riqualificazione delle scuole con un “grosso intervento di edilizia scolastica” a cui sono destinati 100 milioni di euro. Importanti anche gli incentivi alle università con nuove assunzioni, elevando dal 20 a 50% il turn-over, ovvero il limite di spesa consentito rispetto alle cessazioni dell’anno precedente. “Con questo provvedimento si libereranno posti per 1.500 ordinari e 1.500 nuovi ricercatori di tipo B” come spiegato dal ministro dell’Istruzione, Chiara Carrozza.

La giustizia civile è un altro dei punti del decreto che vedrà il ritorno della mediazione e l’introduzione dei giudici ausiliari per porre rimedio agli arretrati delle cause civili. “Complessivamente calcoliamo di ridurre le pendenze di 1 milione e 150 mila” ha spiegato il Primo Ministro. Importante segnale per gli immigrati che sono di fatto cittadini italiani, mettendo in atto un sistema di semplificazione dell’iter della cittadinanza. “Saranno date soluzioni a errori burocratici che hanno impedito ai cittadini immigrati di ottenere la cittadinanza italiana”. È questo l’impegno assunto dal ministro per l’Integrazione, Cécile Kyenge.

Novità assoluta per una delle questioni più accese e discusse, ovvero il provvedimento sulle competenze di Equitalia, percepite dagli italiani come una ingiustizia sociale, un organo nemico del popolo alle dipendenze di uno Stato ostile. È il vice premier, Angelino Alfano, a sintetizzare i punti chiave della riforma su Equitalia: “La prima casa non sarà più pignorabile” soprattutto nel caso in cui sia l’unica abitazione. Fanno però giustamente eccezione gli immobili di lusso. Per i debitori meno abbienti, con particolare difficoltà , si potrà usufruire del prolungamento del tempo di pagamento, inquanto “le rate aumentano da 72 a 120” e aumentano da 2 a 8 il numero massimo di rate inevase per non perdere la rateizzazione. Maggiori tutele anche per le imprese, i cui beni, necessari all’attività imprenditoriale, “non potranno essere pignorati oltre il limite di un quinto” Alfano sottolinea che “l’imprenditore deve mettersi in regola, ma lo stato per ottenere il dovuto non lo fa chiudere”. Il sistema del laggio sarà superato, mettendo fine a quel meccanismo in cui veniva attribuita una quota per l’agente di riscossione che gravava ulteriormente sugli interessi di mora.

Il premier Letta, ha ricordato che i provvedimenti adottati vanno nel senso delle raccomandazioni con cui l’Unione europea ha accompagnato la chiusura della procedura per deficit eccessivo, ha aggiunto inoltre, che si conferma “una lotta senza quartiere all’evasione fiscale, senza però un atteggiamento punitivo ma puntando a un fisco amico, soprattutto nei confronti di chi ha difficoltà”. Rimandato a mercoledì prossimo, per “motivi di tempo”, il Decreto sulle semplificazioni. Letta ha commentato il provvedimento dicendo: “Stiamo costruendo una pubblica amministrazione diversa, migliore, più attenta alle esigenze del cittadino e delle imprese”.

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