Polanski, il regista delle tinte fosche, in apertura all’Ischia Global Fest

Roman-PolanskiRoman Polanski (all’anagrafe Roman Lieblin), regista polacco dalla carriera cinematografica immortale, da decenni strega l’anima dei cinefili di tutto il mondo con le sue storie a tinte fosche.

Scampato al ghetto e reduce dagli orrori della Seconda Guerra mondiale, studia alla Scuola d’Arte di Cracovia e in seguito alla Lodz Film School.  Il suo primo lungometraggio e anche primo successo internazionale è del 1962, Il coltello nell’acqua, che gli vale una nomination all’Oscar e il Premio della Critica al festival del cinema di Venezia.

Gli anni successivi, lavorando con lo sceneggiatore Gerard Brach, realizza altri capolavori come l’horror psicologico alla Hitchcock, Repulsion (1965) vincitore dell’Orso d’argento a Berlino e Cul de sac (1966), tragicommedia ispirata al teatro dell’assurdo, vincitore dell’Orso d’oro. Nel 1968, anno in cui Polanski si trasferisce negli Stati Uniti, gira uno dei suoi film più famosi e inquietanti: Rosmary’s Baby, thriller sconfinante nell’horror basato sull’omonimo romanzo di Ira Levin.

Alla carriera scintillante si oppone un periodo oscuro per la vita privata del regista, che perde la moglie Sharon Tate in seguito al brutale omicidio da parte della setta satanica di Charles Manson nell’agosto del 1969, e Polanski, dopo essere stato accusato di violenza sessuale nel 1977, è costretto a rifugiarsi in Europa.

Ottiene il Premio Cesar con il film Tess nel 1979 e altri discreti successi con i lavori successivi come Frantic (1988), con Harrison Ford, Luna di fiele (1992), con Emmanuelle Seigner, diventata intanto sua moglie, La morte e la fanciulla (1994), con Ben Kingsley e Sigourney Weaver, La non porta (1999), con Johnny Depp e Carnage (2011), con Jodie Foster, Christoph Waltz, Kate Winslet e John C. Reilly.

Ma all’apice dei suoi riconoscimenti restano la Palma d’oro a Cannes e l’Oscar per il film Il pianista (2002), storia vera di un pianista ebreo-polacco riuscito a sopravvivere ai rastrellamenti nazisti.

Polanski deve la sua fama alla capacità di toccare le corde dell’inquietudine e delle angosce personali, di portare alla luce le paure più nascoste, analizzando clinicamente gli intrecci dei rapporti umani e le loro perversioni.

Legato all’Italia e al cinema italiano, fa la sua apparizione come attore nei film Una pura formalità (1994) di Tornatore e Caos Calmo (2007) di Grimaldi, Polanski aprirà il 14 luglio l’XI edizione dell’Ischia Global Film & Music Fest, con il suo Venere in pelliccia. Il film con Emmanuelle Seigner e Mathieau Amalric è ispirato all’omonimo romanzo erotico di Leopold von Sacher-Masoch.

In questa occasione l’Accademia Internazionale Arte Ischia assegnerà al regista polacco l’Ischia Legend Award by BNL Gruppo BNP PARIBAS.

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