La Campania è al primo posto del rapporto Ecomafia di Legambiente e i rifiuti campani fanno paura ai norvergesi

eco-mafieI rifiuti campani fanno davvero paura, “non vengono considerati sicuri, preferiamo quelli inglesi”. Lo hanno dichiarato i gestori dell’impianto del termovalorizzatore di Oslo, in Norvegia, al quotidiano Americano, New York Times. L’impianto norvegese, che per funzionare e generare energia ha la necessità di reperire altrove i rifiuti da far bruciare nei forni, non considera neppure l’ipotesi di avvalersi di quelli della Campania, la città di Napoli, invece, continua al contempo ad essere costretta a compiere il processo inverso rispetto alla città nordica, ovvero spedire altrove i propri rifiuti, come sottolineato dal giornale americano e questo nonostante sul territorio sia presente anche il mega inceneritore di Acerra, che con tre linee indipendenti è in grado di smaltire circa 27 tonnellate di rifiuti all’ora ciascuna, per un totale di 600 mila tonnellate l’anno.

I pregiudizi poco contano nelle scelte di stoccaggio dei gestori dell’impianto di Oslo, che giustamente osservano e considerano fatti oggettivi riportati anche nel rapporto annuale di Legambiente, Ecomafia 2013, realizzato grazie al contributo delle Forze dell’ordine che racconta dell’illegalità ambientale, dell’Italia vittima della mafia e della camorra che usano i rifiuti per sostenere le proprie attività criminali. Il rapporto, che è stato presentato il 17 giugno a Roma, alla presenza del ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, del Presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, del procuratore nazionale antimafia Giusto Sciacchitano, ed altri esponenti coinvolti in questa guerra dell’ecomafia, evidenzia come sia legittima la sfiducia che altri Paesi dimostrano nei confronti dei rifiuti, della gestione e trasporto di essi.

Sono stati 34.120 i reati ambientali registrati in Italia nel 2012, 28.132 persone denunciate, 161 ordinanze di custodia cautelare, 8.286 sequestri, per un giro di affari di 16,7 miliardi di euro gestito da 302 clan. Sono Campania, Sicilia, Calabria e Puglia le regioni in cui si concentrano gli illeciti, con il 45,7% dei reati, le quattro regioni in cui la malavita fa da padrona infiltrandosi anche negli appalti pubblici. La Campania è la regione in testa tra tutte per gli illeciti ambientali, sia per il ciclo illegale dei rifiuti che per quello del cemento, con 4.777 infrazioni accertate (nonostante la riduzione rispetto al 2011 del 10,3%), 3.394 persone denunciate e 34 arresti.

Per il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, “Se sulle discariche abusive si interviene ora, nei prossimi anni spenderemo molto meno di quanto saremo costretti a pagare per la multa europea” ecco perché occorre un piano per monitorare e poi bonificare le discariche abusive evitando così le sanzioni dell’Unione europea.

Il pensiero del ministro, rivolto alla Campania, non sorprende viste le difficoltà con cui la nostra Regione si trova a confrontarsi, sia per le conseguenze dell’inquinamento ambientale attraverso lo sversamento illegale di rifiuti tossici, che hanno portato l’aumento esponenziale di malattie tumorali, sia per la difficile gestione pubblica del problema rifiuti “La vera piattaforma per combattere la criminalità deve essere la Calabria che insieme con l’area di Caserta, la cosiddetta Terra dei fuochi, ha bisogno di un segnale forte di presenza dello Stato. Giovedì ritornerò a Caserta per annunciare anche alcune iniziative con la collaborazione di Legambiente. Serve un rafforzamento dei controlli”.

Il paradosso, come sempre, nasce dal rimpallo delle responsabilità, solo nel momento in cui i fatti evidenziano la realtà e l’incapacità di gestire e rimediare ad un problema che non nasce oggi, ma che ancora non trova la risposta e la soluzione adeguata da chi dovrebbe porlo al centro dei propri impegni con una politica dei fatti e non solo delle promesse. L’astio nasce tra l’assessore all’Ambiente della Campania, Giovanni Romano e l’assessore all’Ambiente del Comune di Napoli, Tommaso Sodano, in seguito alle dichiarazioni del ministro Orlando sulla necessità di costruire nella Regione Campania due termovalorizzatori, uno proprio a Napoli, per evitare una eventuale procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea.

Romano ha giudicato duramente il lavoro dell’ assessore Sodano, o al tempo stesso i meriti della sua gestione nelle scelte politiche regionali in merito alla questione, precisando che “La Regione Campania non ha compiti di natura gestionale, ma ha l’unica funzione di promuovere e sostenere la raccolta differenziata, cosa che abbiamo fatto con cospicui investimenti e con ottimi risultati. In tutto il territorio regionale si registrano incrementi in linea con il Piano Regionale. Solo la città di Napoli resta indietro. La cosa ci meraviglia poiché la Regione ha messo a disposizione del Comune di Napoli ben 8 milioni di euro proprio al fine di potenziare la raccolta differenziata. Inspiegabilmente il Comune non ha neppure richiesto quei soldi”.

Il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, a sostegno della sua giunta ricorda: “Per quanto riguarda la frazione umida, due impianti, quelli già completati di Eboli e Salerno, e due in via di ultimazione, Giffoni Vallepiana e S. Tammaro, sono stati realizzati grazie a fondi della Regione. Anche per gli impianti Stir l’impegno di Palazzo Santa Lucia è stato notevole: tutti hanno attivato la biostabilizzazione della frazione organica e tutti hanno approvato i progetti per ulteriormente stabilizzare l’organico con impiantistica finanziata dalla Regione per arrivare a produrre ciò che può essere utilizzato per la ricomposizione ambientale”.

Nuovo ministro, nuove promesse con nuove soluzioni, questa volta con un gruppo di lavoro contro gli eco-reati coordinato dal magistrato Raffaele Piccirillo. “La direzione di marcia è quella che da anni ripetiamo, consentire alla magistratura di avere gli strumenti per intervenire contro i fenomeni crescenti di criminalità. Dobbiamo avere consapevolezza di quali danni hanno prodotto decenni di reati ambientali per il nostro Paese”. Purtroppo i cittadini campani sanno molto bene quali danni ha provocato tutto questo scempio, perché li vivono sulla loro pelle e li riscontrano sulla loro salute.

 

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