La rivelazione, Assuntina

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Il bar di Via Roma, dove Assuntina andava a fare colazione tutte le mattine era un bar simpatico, sempre pieno di chicchi, cioccolate e caramelle, era colorato ed invitante; lei ci andava molto volentieri anche perché la cosa più carina era la saletta dove si sedeva a sorbire il suo cappuccio, rigorosamente alla soia, per via degli isoflavoni, e da dove si aveva tutta intera la visuale del bar.

Anche quella mattina era uscita dal lavoro per recarsi lì, ormai con 25 anni di servizio, era un diritto acquisito. Si sedette, prese il giornale, ordinò il suo cappuccio e intanto che guardava la gente che entrava, vociando, ridendo, leggicchiava la cronaca della città. Appena entrò lui, la sua attenzione fu subito catturata: alto, moro, un po’ ricciolo e con la camicia bianca indossata sui jeans, l’abbigliamento che lei preferiva. Ad occhio e croce avrà avuto una decina d’anni meno di lei. Lei era una cinquantenne forse ben tenuta, almeno tentava; andava tre volte la settimana in palestra a soffrire sullo step, ma doveva fare i conti quasi quotidianamente con sbalzi d’umori, vampate di calore, insomma col fisico che, creme o non creme, stava inesorabilmente cambiando, e certo non in meglio. Quando lui la guardò, subito pensò che aveva visto male, anche la vista non era più quella di un tempo. Non poté fare a meno però di osservarsi furtivamente al grande specchio laterale per vedere se era a posto. Si aggiustò meglio la maglietta in modo che le si vedesse il generoso décolleté, ancora piacevole e senza rughe. Mentre sorbiva il cappuccio, senza vedere granché perché si era tolta gli occhiali, lo osservava dalla sua postazione. Da lassù le pareva bello come il sole, aveva un modo di fare accattivante e le pareva anche che sfoderasse il suo fascino, solo per lei. Infatti… sì, questa volta non si era sbagliata, lui via via lanciava lo sguardo verso di lei, sorridendole.

Assuntina andò in confusione, non era più abituata ad essere guardata, da un po’ di tempo era come se , tutto ad un tratto, fosse diventata invisibile. Erano passati i bei giorni in cui i maschi si giravano ad ammirarla. Comunque, ora, si stava aggiustando meglio i capelli, ancora folti e belli eppoi, pensò: “Che diamine!”, non tutti gli uomini erano attratti dalle sbarbine! Anzi, alcune sue amiche avevano storie o avventure con ragazzi più giovani, ed erano felici o, quantomeno appagate. Rinfrancata, iniziò anche lei il suo gioco di seduzione fatto di sguardi, di gambe accavallate, sperava che lui glie le potesse intravedere, di mani passate fra i capelli, lui sorbiva il suo caffè senza toglierle gli occhi di dosso. Attese qualcosa, lo sentiva, stava per succedere…

Lui ad un certo punto salì i tre scalini e le si avvicinò. Lei notò che aveva anche gli occhi verdi. Il cuore le stava battendo a mille, si sentiva le mani sudate. Lui le sussurrò qualcosa non molto lontano dall’orecchio; lei, mentre lui si avvicinava, gonfiò il petto pensando di morire. Quello che le disse lì per lì la sorprese poi Assuntina cominciò a ridere, ridere, ridere fino alle lacrime. Una volta uscita dal bar, ancora ridente, aveva la sensazione di essere ubriaca, ma di sentirsi finalmente lucida e liberata. Così decise, e questa volta con determinazione e senza ombra di dubbio, che avrebbe abbandonato la palestra, che ci andassero le giovani a soffrire sullo step, che avrebbe rinnovato subito l’abbonamento alla stagione teatrale e magari si sarebbe iscritta a qualche torneo di burraco. Tutte le iniziative che fino a 10 minuti fa aborriva e che secondo lei sancivano il passaggio irreversibile nella stagione dell’anzianità, ora le apparivano finalmente come una liberazione e una grande rivelazione. Tranquillizzò e spense, dissetandola, la sua anima in fiamme: poteva sentirsi finalmente libera di vivere la sua età, senza dimostrare niente a nessuno. Cosa le aveva sussurrato l’uomo cogli occhi verdi? Le aveva chiesto se poteva prendere il giornale.

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