Al Teatro San Carlo “West Side Story” per i giovani delle comunità di accoglienza

West Side StoryIl noto musical di Broadway, per la prima volta nella città partenopea, rivolto ai ragazzi disagiati.

Napoli, 28 giugno – Il Massimo napoletano prosegue nella sua iniziativa per il sociale. Ieri, in occasione della messa in scena del famoso musical americano “West Side Story”, ha ospitato i ragazzi dell’Istituto Penitenziario Minorile di Nisida, i giovani della comunità terapeutica “Il Pioppo” di Somma Vesuviana e della casa-famiglia “Matilde Sorrentino” di Torre Annunziata.

Oggi pomeriggio, aprirà le porte agli ospiti della “Locanda di Emmaus” di Ercolano.

In un teatro gremito di persone, la Sovraintendente Rosanna Purchia, insieme con Don tonino Palmese, referente di Libera Campania, ha dato il benvenuto ai ragazzi spiegando loro il contenuto della perfomance: “È la storia della rivalità di due bande giovanili nella New York degli anni ’50. Una guerra in cui vi sono accoltellamenti e ci scappa pure il morto ma, nonostante un percorso così lacerante, questi giovani riescono a trovare una forma di riscatto nel nome del sentimento e dell’amore”.

“Così come loro ce la farete anche voi – aggiunge la Sovraintendente – anzi, ce la dovete fare perché abbiamo bisogno di voi”.

L’iniziativa del Lirico di sostenere i giovani ospiti  delle comunità di accoglienza, dove svolgono percorsi riabilitativi e di fuoriuscita dalla criminalità, cade proprio in un momento drammatico per queste strutture, stremate dagli oltre trenta mesi di ritardo nei pagamenti da parte del Comune di Napoli.

Da diciassette giorni, infatti, gli operatori sociali presidiano Piazza Municipio chiedendo il saldo degli arretrati per scongiurare la chiusura delle comunità di accoglienza per minori (nell’ultimo anno 110 strutture sono state costrette a chiudere, ndr) e le drammatiche conseguenze di ciò sui loro ospiti, già duramente provati dai  contesti familiari di provenienza.

A tal proposito Don Tonino Palmese ha commentato: “È drammatico immaginare che questi giovani non sono a rischio solo perché la loro condizione esistenziale era precaria e le loro famiglie disagiate, ma perché fanno parte di uno Stato così distratto ed assorto dai gossip e dagli armamenti delle navi che non trova il necessario, una quota bassissima, per la loro permanenza nelle case-famiglia che sono per loro uno spiraglio di dignità e di crescita”.

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