B 578553 Oscar

Coffee-BreakCoffee Break, i Racconti di NapoliTime 

5 gennaio 2010, martedì. Oscar era rimasto a casa con la mamma e la nonna. Si era chiuso nel salotto perché voleva sbollire la rabbia e il senso di frustrazione che gli aveva procurato l’ennesima litigata con Marta. I problemi erano sempre i soliti: i soldi che erano pochi, il lavoro che era ancora precario e l’impossibilità per loro due di mettere su famiglia insieme.

I tentativi che faceva Oscar per cercare di tranquillizzare Marta, andavano invariabilmente tutti in fumo, più lui cercava di vedere e di farle immaginare un futuro fattibile, in fin dei conti si amavano e ce l’avrebbero fatta, più lei ipotizzava scenari apocalittici. Oscar era un’anima semplice e tutti questi ostacoli che intralciavano l’amore che nutriva per Marta lo infastidivano e quella sera non era stata un’eccezione. Nonostante i brontolii della mamma e della nonna, oramai inseparabili rompiscatole da quando erano rimaste vedove, si era chiuso nel salotto buono, si era levato le scarpe, aveva poggiato i piedi sul tavolino ed era deciso a guardare la televisione facendo zapping, finché non fosse crollato dal sonno. Sul primo canale c’era un programma con gli scatoloni abbinato alla lotteria, noioso ed inutile, così si decise a guardare un film.

Si addormentò, stremato, e quando si svegliò a film finito, sul primo stavano leggendo i numeri del biglietto vincente. Meccanicamente la sua mano corse al portafoglio dove teneva due o tre biglietti comprati in vari punti della città. La prima lettera era una B e lui aveva un biglietto che iniziava con B poi il 5: vai, il 7: sì, l’8: c’era, Oscar iniziò a sudare, di nuovo il 5 e poi un’altra volta: ora Oscar sapeva, perché succede solo nei film, che l’ultimo numero non poteva essere il 3 e che come nel palio di Siena, arrivare secondi non conta niente, anzi! Ecco che viene estratto l’ultimo numero… il numero 3.

Oscar impiegò vari minuti, chiuso nella stanza, a realizzare che aveva vinto il primo premio della lotteria Italia e cioè 5 milioni di euro. Gli venne da vomitare, si sciacquò il viso con l’acqua gelida, si accese una sigaretta di mamma (lui aveva smesso di fumare per risparmiare), febbrilmente nascose il biglietto dentro la prima cosa che trovò dentro il piccolo cassetto della scrivania, un breviario della nonna, e scese in strada per andare da Marta. Doveva solo attraversare due isolati, conosceva a memoria i sassi e le buche che lo separavano dal portone di lei, eppure quella sera non si accorse dell’ultimo bus che veniva sparato verso di lui. L’autista poi, distratto dal cellulare dal quale stava amabilmente conversando, non riuscì a schivarlo e l’impatto fu feroce e devastante. Oscar prima di perdere conoscenza, sentì un caldo rassicurante, un fiotto di sangue gli uscì dalla bocca e svenne.

Quando riprese i sensi in ospedale, aveva in mente solo il numero della lotteria, cercava di comunicare la preziosa novità ma le parole non gli uscivano, i pensieri gli si accavallavano, confondendosi. Pianse, si disperò poi si accorse pian piano che non riusciva nemmeno a muovere le gambe; l’urto lo avevo reso paraplegico e lo choc fu fortissimo. Momentaneamente, rassicuravano i dottori e proprio a causa dello choc era anche privo di parola, muto. Marta veniva a trovarlo tutti i giorni, bellissima coi suoi capelli neri corti e la sciarpa rossa, lui cercava di dirle quello che gli era capitato, che non avrebbero avuto più problemi, ma quello che usciva dalla sua bocca era una consonante, la B, come biglietto vincente, sconsolata, solitaria e storpia.

I primi di marzo venne trasferito in un istituto specializzato nel sostegno motorio ai paraplegici, ancora però non riusciva a parlare, anche perché Marta, ai giardini dell’ospedale, qualche giorno prima, lo aveva lasciato. Gli disse che non se la sentiva di condividere l’esistenza, la sua misera esistenza, con un povero infermo, che gli voleva molto bene ma che dovevano entrambi rifarsi una nuova vita. Oscar avrebbe voluto ridere all’uscita poco felice di lei ed invece di nuovo due grosse lacrime gli rigarono il volto e mentre la guardava allontanarsi, capì di amarla e di odiarla alla follia.

Ad aprile, una nuova tragedia travolse la vita di Oscar, la mamma e la nonna rimasero vittime di un incidente mortale sull’autostrada per andare a trovarlo. Gli consegnarono allora gli effetti personali che avevano trovato nelle borsette e fra questi il breviario col biglietto vincente ben ripiegato. Oscar allora si decise: scrisse agli infermieri il numero del suo amico notaio e quando questi arrivò, gli scrisse brevemente la sua storia e gli consegnò, davanti a testimoni infermi quanto lui, il biglietto. A luglio, entro la data di scadenza del tesoro, Oscar era un uomo libero.

Bello, ricco, ben curato, vestito bene, con la carrozzella più accessoriata del mercato e con un badante al suo fianco, pronto e solerte a soddisfare tutte le sue necessità. Rivide Marta ad un bar, sempre coi capelli corti neri, aveva solo sostituito la sciarpa con un foulard rosso, ma era ancora dimessa. Evidentemente la nuova vita non doveva essere molto meglio della vecchia, anche se non aveva l’infermo accanto. Le fece recapitare un biglietto e mentre lei lo lesse ed alzò lo sguardo verso di lui, Oscar brindò alla sua salute. Marta non capì il significato del biglietto, c’era solo scritto B578553 ma trovò che il suo ex stava proprio bene, nonostante tutto sembrava ringiovanito. Forse aveva fatto la scelta sbagliata, forse doveva restare con lui?

Oscar non parlò mai più, per sua scelta.  Era finalmente sereno, sapeva di avere pagato un prezzo altissimo per la sua inaspettata fortuna economica, forse era  stato anche giusto così. In fondo, quando hai 5 milioni di euro, le parole sono superflue.

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