Pompei, aperti i bandi di gara per i restauri delle domus. Qualcosa si muove, sperando che non siano solo mattoni che crollano

PompeiNapoli, 10 luglio – Al via i bandi di gara per gli interventi di restauro degli apparati decorativi delle domus della Venere in Conchiglia e di D. Octavius Quartio. È quanto si apprende attraverso le pagine web del MIBAC, Ministero per i beni le attività culturali. “Si tratta di importanti interventi di restauro sugli affreschi e sui pavimenti previsti nell’ambito del Grande Progetto Pompei, le cui procedure di gara saranno interamente svolte sulla piattaforma telematica del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (www.garemibac.it – www.pompeiisites.org)”.

La domus della Venere in Conchiglia, nonostante il grave danneggiamento causato dai bombardamenti nel 1943 (restaurata dopo dieci anni) ed il distacco di parti d’intonaco, nel febbraio 2012, rimane una tra le più famose e meglio conservate anche perché le pitture sono nel peristilio. Grande interesse anche per la domus appartenente a D. Octavius Quartio che in parte conserva l’impianto originario del II sec. a.C. dove nell’atrio si affacciano le stanze da letto (cubicula) e il triclinio. Dotata anche di un giardino immerso in specchi d’acqua. “Entrambe le domus”, specifica il Mibac, “si trovano nella regione sud orientale della città antica, area preferenziale per le visite didattiche e che rappresenta una interessante alternativa ai percorsi di visita più frequentati lungo l’asse Porta Marina – Foro”.

La procedura dei bandi per la messa in sicurezza delle regioni VI, VII e VIII e l’apertura dei cantieri dopo l’estate, era stata anticipata dalla Soprintendente dei Beni Archeologici di Napoli e Pompei, Teresa Elena Cinquantaquattro. La tabella di marcia sembra in via di definizione, quindi, a tal proposito arrivano conferme anche da parte del ministro dei beni culturali e del turismo Massimo Bray: “Due dei primi cinque cantieri sono avviati, il terzo partirà in questi giorni e gli altri due sono fermi per un supplemento di controlli sulla trasparenza. Entro il 2015 dovremo aprirne 39, una sfida che abbiamo intenzione di vincere. Insieme al governo sono impegnato su Pompei e per un piano complessivo di rilancio dei Beni culturali”. Ricordiamo che per gli scavi è una costante corsa contro il tempo anche per le due scadenze: quella del 31 dicembre, data imposta dall’Unesco per presentare un piano di salvataggio del sito patrimonio dell’umanità e quella di effettuare le opere entro il 2015 per non perdere i 105 milioni di fondi dell’Unione Europea.

Ad oggi, su settantatré domus, solo venti sono aperte e tre lo sono in parte, ma il pubblico non manca, anzi il sito archeologico, dal 1 gennaio al 30 giugno del corrente anno, confrontando i dati nello stesso periodo del 2012, ha contato oltre un milione di visitatori con un incremento del 15% pari a 36 mila persone. Tradotto in risultati economici, sono 9 i milioni di euro incassati con un incremento del + 12%. Le cifre, diffuse dalle segreterie di Cisl e Uil Scavi di Pompei, agevolate dall’abolizione della chiusura settimanale, “che consente l’apertura al pubblico delle aree archeologiche sette giorni sette per 365 giorni all’anno”, sono la dimostrazione che il più grande museo a cielo aperto del mondo è un’attrazione straordinaria agli occhi dell’umanità. Purtroppo, tutto questo si affianca ai paradossi tutti italiani, “Tali risultati, se raggiunti da una qualsiasi azienda privata”, affermano le segreterie Cisl e Uil, “avrebbero certamente portato ad un premio di produttività per i dipendenti. A Pompei invece non solo non portano incentivi al personale, ma hanno causato soltanto un notevole aggravio di lavoro, anche in considerazione della ormai nota carenza di personale”.

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