La fermata n. 48, Maria

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“Ciao a tutti, salve, sono Maria. Sono Maria e sono scema, stupida, demente, come dite voi. Io quando ero giovane, pensavo che tutti gli esseri umani fossero come me: svagati, che non riuscivano a concentrarsi su nessun discorso, che venissero attratti da un particolare, magari un volo di farfalla, e perdersi dietro per volare con lei. Poi, però, ho capito che non ero come gli altri. Gli altri andavano avanti e io invece no, non ci riuscivo, nella mia testa c’era, e c’è ancora, sempre tanta confusione.

Passo le mie giornate sugli autobus, salgo la mattina e giro tutta la città fino a sera, quando scendo alla fermata n. 48, quella della stazione. Le giornate passano bene, ho sempre molto da fare, mi piazzo nel sedile dietro l’autista, dandogli le spalle e osservo tutti i viaggiatori. Con me viaggiano gli abituali, primo fra tutti Guido, un ragazzo down, che anche lui passa molto tempo in giro sugli autobus ma, lui ha una famiglia che lo sfama e lo veste, invece io sono sola. Poi ci sono i distratti, i frettolosi, gli infelici, io so delle loro infelicità, della loro rabbia, delle loro frustrazioni. Di giorno, quindi, non mi lamento, ho da fare, poi c’è sempre qualcuno che lascia da bere e da mangiare sui sedili e mi sfamo. Io sono grossa, ho le gambe grosse e dolenti, vicino a me non si siede mai nessuno, anzi le nonne tirano via i bambini se mi si avvicinano, perché faccio paura. Eppure non sono cattiva, non potrei far del male a nessuno, ma guardo le persone negli occhi e vedo benissimo chi è cattivo e chi no. Gli occhi non mentono mai. Per esempio, riconosco bene tutti quelli che mentono, perché gli occhi si rifiutano di seguire le parole e i gesti dei bugiardi vanno al contrario. L’ho imparato sugli autobus, dove ho visto passare coppie, uomini e donne soli, tutti alla ricerca di un piccolo posto nel mondo, che io fortunata ho già. Ho il mio sedile. E’ la notte che mi fa un po’ paura perché essendo sola e stupida sono un facile bersaglio, mi sposto molto, vago per la stazione, ma sto invecchiando e mi manca un riparo.

Un mese fa mi sono innamorata. Alla fermata della stazione, la n. 48, è salito un uomo elegante e sorridente, che stringeva le mani a tutti e l’ha stretta anche a me! Non ha avuto paura, io l’ho guardato negli occhi, azzurri come immagino sia il mare, e li ho trovati aperti, franchi. Il suo odore sapeva di buono e tutti intorno gli facevano festa. E’ sceso vicino al duomo e ho provato una fitta al cuore, come un dolore.

Qualche tempo dopo ho visto la sua foto in un giornale abbandonato su un sedile e quindi l’ho conosciuto: si chiama Candidato Sindaco e a me piace molto ma non sono sola, perché dopo qualche giorno, la città era tappezzata di foto sue. Ho cominciato allora a seguire le sue mosse e so che ora abita in una casa enorme che si chiama municipio. Io ho preso l’abitudine di scendere alla fermata del municipio, perché sento che ho troppo amore dentro di me e devo darglielo per forza ma i custodi mi scacciano, mi dicono di andare via.

Ho dovuto quindi fare quello che ho fatto.

Ho fatto una sceneggiata pazzesca, mi sono buttata per terra, mi sono strappata anche i capelli, finché Candidato Sindaco non è uscito dalla casa e mi ha calmato, mi ha fatto entrare, mi ha offerto da bere e mi ha chiesto di raccontargli la mia storia. Gli ho detto tutto, gli ho aperto il cuore, gli ho detto come passo le mie giornate e come mi facciano paura le notti, lunghe e insidiose. Gli ho confessato anche che lo amo. Evidentemente, anche in lui qualcosa è scattato. Dopo qualche giorno, mi sono venuti a cercare i suoi dipendenti, deve essere un tipo in gamba se ha tutta questa gente che lavora per lui, e mi hanno portato in una casa, detta casa del Sole, dove ho una camera tutta mia. L’ho arredata, mentre aspetto giorno dopo giorno che mi venga a trovare. Ci ho messo tante sue foto, ritagliate dai giornali. Lo aspetto tutte le sere, ma non viene mai.

Evidentemente ancora non conosce tutte le strade dell’amore, ma io lo aspetto per insegnargliele. Tutte le notti qui a casa e tutti i giorni alla fermata n. 48″.

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