Diritti tv oggi la sentenza, Ghedini: ”Non c’è prova del reato”

berlusconi_summitRoma, 1 ago. (Adnkronos/Ign) – I giudici della sezione feriale della Cassazione si ritireranno in camera di consiglio oggi alle 12 per decidere sul processo Mediaset legato ai diritti tv che vede tra gli imputati Silvio Berlusconi, condannato in appello a 4 anni di reclusione e a 5 di interdizione dai pubblici uffici per frode fiscale.

Lo ha deciso ieri il presidente della sezione Antonio Esposito ricordando in udienza che in mattinata tre componenti del collegio dovranno celebrare altri “processi urgenti”. Da qui la decisione di differire la camera di consiglio all’ora di pranzo. E’ prevedibile che il verdetto possa arrivare nel tardo pomeriggio. Il processo Mediaset è “l’incubo notturno” dell’avvocato Niccolò Ghedini. E’ stato lui stesso a sfogarsi così davanti ai giudici della Cassazione.

Ghedini, nella sua arringa, ha sostenuto che nella sentenza d’Appello “manca l’elemento probatorio che possa dire che Berlusconi ha partecipato al reato proprio” che gli viene contestato. “Gli ammortamenti non li ha decisi Berlusconi” dice Ghedini, lamentando inoltre la mancata “possibilità di difendersi all’interno del processo”. E alla Corte d’Appello che ha sostenuto che nella compravendita di diritti tv Berlusconi ‘non poteva non sapere’, obietta: “Berlusconi non poteva non sapere? E’ un principio giurisprudenziale che non sta in piedi. A quell’epoca Berlusconi non gestiva l’azienda. La stessa Cassazione, nel 2008, dice che era l’azienda a decidere gli ammortamenti”.

Per l’avvocato Franco Coppi la sentenza della Corte d’Appello di Milano ”muove dal pregiudizio che sia stato ideato da Berlusconi un meccanismo truffaldino a partire dal 1980 in base al principio ‘cui prodest”’. Per il legale la sentenza della Corte d’Appello è caduta in “clamorosi travisamenti della prova”. Da qui la richiesta di annullare la sentenza impugnata “perché il fatto non è previsto dalla legge come reato” o in subordine l’annullamento con rinvio della sentenza, qualificando la frode fiscale in concorso in fatturazioni inesistenti.

Quanto all’ipotesi per cui la Cassazione potrebbe chiedere un appello bis, e a quel punto la Corte d’Appello di Milano dovrebbe prendere atto dell’intervenuta prescrizione del reato almeno nella prima parte, ”non sarebbe colpa nostra” dice il legale. Poi, su un eventuale arrivo di Berlusconi in Cassazione per il verdetto, “non si è nemmeno posto il problema – sottolinea Coppi – perché in Cassazione non usa che l’imputato assista”.

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