Una bella giornata

Coffee-BreakCoffee Break, i Racconti di NapoliTime

Decisi di uscire presto di casa poiché era una bella giornata. Il sole splendeva e l’aria era fresca e gradevole. Mi preparai facendo una doccia veloce ed indossai degli abiti comodi, presi il caffè velocemente ed uscii. Avevo in mente di girare tutta la città, arrivare con la macchina in centro e poi proseguire a piedi per una lunga e piacevole passeggiata fino a raggiungere il mare.

Ero già fuori dal palazzo quando raccolsi le chiavi dell’auto dalla borsa. Un odore nauseante mi disgustò a tal punto da avere conati di vomito, mi accorsi che era colpa della spazzatura, con i cassonetti ancora pieni poiché nel mio quartiere la gente era solita gettare l’immondizia la mattina presto e non la sera tardi, così da far prendere l’abitudine anche ai netturbini di raccoglierla direttamente la mattina. Cercai di non respirare e raggiunsi l’auto chiudendomi velocemente nell’abitacolo per non far entrare l’odore. Ripresi fiato e partii. Raggiunsi il centro con non poche difficoltà,  fermo ad un semaforo fui preso d’assalto da un lavavetri che facendo un lungo salto dalle spalle dell’auto si fiondò sul parabrezza della macchina lavandolo, tanto fu l’impegno dell’uomo che il semaforo scattò diventando verde e venni aggredito verbalmente e a suoni di clacson da chi, dietro di me, voleva passare ma non poteva poiché intralciato dalla mia auto.

L’enorme trambusto mi stonò e ripartii velocemente lasciando senza accorgermene due euro al lavavetri che intanto sobbalzava entusiasta. Dopo circa 40 minuti di traffico sostenuto arrivai finalmente in città, aguzzai nella vastità di strade e veicoli un posto auto con strisce bianche, ingranai la marcia e parcheggiai allietato dalla facilità di trovare un posto, a strisce bianche per giunta. Scesi dall’auto e chiusi per bene la macchina, mi incamminai ma solo dopo alcuni passi sentii una voce gridare con toni coloriti: “Giovanotto!”. Mi girai e trovai un signore munito di giacca catarifrangente che asseriva di essere un parcheggiatore. Gli diedi due euro per adempire al suo doveroso mestiere. Sbigottito andai finalmente a passeggio, fui estasiato dall’enorme via vai di persone che si muovevano per le strade, come un grande complesso musicale, intonate ed insieme coordinate.

Non riuscii ad ambientarmi subito e diedi qualche spallata a qualcuno mentre camminavo tra la gente. Qualcuno mi guardò male, come se avessi sterminato la sua famiglia, altri semplicemente mi ignoravano. Fu curioso l’incontro con un venditore ambulante di calzini che mi seguì per circa due minuti prima di rendersi conto che in effetti non mi servivano calzini. Poi vollero vendermi in ordine: accendini, rose rosse, cellulari, tablet, piccoli corni e biglietti della lotteria prestampati, raccolti in un cesto da un simpatico pappagallo della fortuna. Deviati i vari venditori a colpi di twist e giravolte, fui finalmente lasciato in pace e libero di proseguire la mia passeggiata.

Sulla strada la mia attenzione fu catturata da un museo di storia naturale, “Un po’ di cultura non fa mai male”. Mi dissi decidendo di entrare, ma il museo era chiuso. La cosa mi sembrò un po’ strana così fermai un signore e gli chiesi gentilmente: “Mi sa per caso dire come mai il museo è chiuso?”. Lui mi guardò ancora più stranito. “Ma perché questo è un museo?”. Decisi di lasciar perdere e salutai l’uomo proseguendo la mia passeggiata. Camminai e camminai per diverso tempo, attraversando tutto il centro storico fino a raggiungere la piazza della città, alle cui spalle si trovava il mare. La strada in quel punto era interrotta, sia per il passaggio automobilistico sia per quello pedonale. Così dovetti fare un lungo giro per raggiungere il mare. Svoltai in una strada desolata trovandomi inaspettatamente di fronte un mercato della prostituzione: con donne di ogni genere che in piena luce del giorno si districavano sui marciapiedi adescando clienti. Camminai a capo chino cercando di non attirare la loro attenzione, ritenendo assurdo che certe signore operassero anche di giorno. Qualcuna mi chiamò con un fischio, altre con inappropriati vezzeggiativi. Una voce piena e tonica mi invitò a raggiungerlo, non lo vidi in faccia, ma potrei giurare che si trattasse di un uomo. Finalmente superai quella strada e girai verso il mare, feci qualche passo, ancora qualche metro e inciampai su un sasso fuori posto in una strada dissestata, che non vidi attratto dalla visione del mare, barcollai, ma una buca mi salvò facendomi incastrare l’altro piede e mantenendomi così in equilibrio.

Superai anche quell’ultimo ostacolo e mi ritrovai ad osservare il mare, meraviglioso come sempre e pieno di vita, di felicità, esprimeva un tale senso di gioia e di libertà che dimenticai tutto in fretta, e continuai ad osservarlo pensando che quella fosse veramente una bella giornata. Ognuno di noi dovrebbe vedere il mare almeno una volta al giorno ed essere così contento, libero da ogni pensiero negativo, perché il mare ti purifica, e purifica tutto ciò che sta intorno. Passai tutta la serata ad osservarlo, ma dopo un po’ si fece tardi e dovetti rientrare prima che diventasse troppo buio. Mi incamminai comunque sollevato e leggero. Arrivai alla macchina e notai che il parcheggiatore non c’era più. Rientrai in casa dopo altri 40 minuti d’auto. L’immondizia era stata raccolta, ma un altro cumulo si stava riempendo lentamente, segno che un’altra bella giornata stava cominciando.

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