Cresce la fiducia sul rilancio dell’economia. Intanto è polemica su IMU e IVA

crisi-tirare-cinghiaRoma, 29 agosto – Ad agosto cresce la fiducia di imprese e famiglie italiane sulle prospettive di rilancio dell’economia. Ad affermarlo è l’Istituto Nazionale di Statistica, Istat. L’andamento dell’indice complessivo relativo alla fiducia delle aziende, riguarda principalmente l’attività manifatturiera e in modo più significativo i servizi di mercato e il commercio al dettaglio. Ancora in calo il senso di sicurezza delle imprese di costruzione. Riferendosi alla fiducia dei consumatori, secondo l’Istat, migliorano sia il quadro personale, sia quello economico.

La fotografia positiva fotografata dall’Istat, sull’aumento della fiducia delle imprese, secondo quanto affermato dalla Coldiretti, è dovuto principalmente all’aumento delle esportazioni che, per quanto riguarda il settore agroalimentare, ha registrato il record storico di 34 miliardi nel 2013 con un aumento stimato del 7%.

Sono le esportazioni a tirare su dalla crisi l’economia italiana, che invece, per i consumi interni, stenta a riprendersi, tanto da essere gravemente colpita fino alla filiera alimentare, che ha subito un forte danno relativamente al taglio della spesa dei consumatori, pari al 4% nei primi sei mesi di questo anno. Una perdita così forte non era mai avvenuta prima. Ad influenzare positivamente gli imprenditori, continua Coldiretti, è stata anche la diminuzione dello spread, che ad agosto ha fatto registrare il valore più basso in relazione ai due anni trascorsi. Il calo del tanto temuto spread, ovvero la diminuzione della differenza tra il rendimento dei Bund tedeschi e i BTP italiani (Buoni del Tesoro Poliennali, ndr) ha avuto un riscontro incoraggiante sugli imprenditori e si spera che ciò si rifletta in modo positivo sugli investimenti e il costo del denaro.

La Coldiretti sottolinea che per continuare sull’andamento positivo, bisogna assolutamente evitare l’aumento previsto per l’aliquota Iva che dal 21% dovrebbe passare al 22%. L’aumento di questa imposta potrebbe far crollare ancora di più i consumi interni, con un effetto ulteriormente depressivo sulle vendite al dettaglio che, nel solo primo semestre del 2013, hanno avuto un calo del 3%. Nello specifico, gli alimentari hanno subito una perdita del 1,8% e i no food del 3,8%.

Anche la Confcommercio ha espresso parere negativo sull’aumento dell’Iva, commentando la decisione del Governo di abolire l’Imu, ma che tentenna a decidere sull’incremento o meno dell’imposta sui consumi: “I timidi e flebili segnali di ripresa che ancora non hanno prodotto effetti sui consumi vanno certamente incoraggiati con politiche di sostegno alla domanda interna che rappresenta l’80% del PIL.

È evidente, dunque, che, dopo aver abolito l’Imu sulla prima casa, è ora necessario trovare le risorse per archiviare definitivamente l’aumento dell’Iva che sarebbe esiziale per imprese e famiglie”. Nella nota, Confcommercio, conclude: “Ecco perché, Confcommercio, chiede alla politica tutta e al governo di evitare battaglie di parte e trovare le risorse indispensabili al superamento definitivo dell’aumento dell’aliquota dal 21 al 22%”.

 

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