Venezia 2013, Kim Ki Duk sbarca al lido e presenta la sua Corea Shock

kimVenezia, 4 Settembre – Il regista coreano, leone d’oro a Venezia 2012, sbarca al Lido presentando Fuori Concorso Moebius, un perverso e spietato ritratto di famiglia, che nel suo essere scandaloso sa anche far ridere. Alla conferenza stampa di presentazione, il maestro del cinema coreano ha spiegato: “I miei connazionali mi accusano di essere la vergogna del nostro Paese. Ma i miei film, in realtà, sono il frutto del profondo amore che io provo per la mia terra. Ritengo che sia un dovere non chiudere gli occhi e interrogarmi continuamente sui problemi che la lacerano. Le mie opere esprimono lo stato di salute della società”.

Kim ki duk non cede alle critiche e dal palco veneziano difende il suo ultimo lavoro, Moebius, un film che in patria non ha superato il vaglio della censura, per ben due volte. “Mi hanno costretto tagliare parecchie scene, ed ora, la pellicola è praticamente purificata, ma non è quella che avevo pensato”.

La sua originale intenzione creativa, in versione integrale, passa sullo schermo della Mostra in una mirabolante esplosione di violenza, fisica e psicologica, a cui il regista coreano ci ha abituati. Chi conosce il suo cinema, sa che si nutre di situazioni estreme, perversioni sessuali, frustrazioni represse e immagini scioccanti, non facili da sostenere né da digerire. In questo Moebius, infatti, diventano ancor più potenti perché “accompagnate” della totale assenza di dialoghi. Si assiste all’autodistruzione di una famiglia borghese, che finisce per soccombere sotto il peso dell’ambiguità delle relazioni e delle pulsioni che Kim ki duk mostra senza pudore alcuno. In casa c’è una moglie che, all’ennesimo tradimento del marito, impugna un coltello, si insinua sotto le coperte e tenta di evirarlo ma non ci riesce, così impone la stessa pena al figlio, questa volta, riuscendoci.

Questo l’incipit di un’opera che ruba molto alla tragedia greca, incontrando nella reiterazione della violenza, e nella sua esasperazione, una vena grottesca, quasi esilarante. Laddove l’uso della forza e l’imposizione del dolore si declinano in tutte le forme possibili, quali l’umiliazione, il bullismo, lo stupro, fino all’omicidio/suicidio.

Sono dunque, l’assenza di speranza e l’inerzia con cui gli uomini stanno a guardare senza nemmeno provare a interrompere l’annichilazione che si consuma davanti ai loro occhi a disturbare più delle immagini choc che Kim ki duk propone con un certo compiacimento. A terrorizzare è l’idea che la storia di Moebius trascenda i confini, restituendoci lo stato di salute del nostro mondo.

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