40 anni dalla scomparsa di Anna Magnani, ciao Nannarè

anna magnaniIl 26 settembre del 1973 si spegneva Anna Magnani detta Nannarella, icona cinematografica dell’Italia del dopo guerra. Il male che l’ha portata via in poche settimane è stato più forte della sua ostinazione di donna tenace, schietta e di temperamento. In tutta Italia molteplici sono le iniziative per ricordarla.

La sua vita artistica inizia con il corso di recitazione presso la scuola di arte drammatica Eleonora Duse diretta da Silvio D’Amico, nel 1927, passando dalla rivista al cinema.

Celebre la sua dichiarazione durante un’intervista: “Ho capito che ero nata attrice. Avevo solo deciso di diventarlo nella culla, tra una lacrima di troppo e una carezza di meno. Per tutta la vita ho urlato con tutta me stessa per questa lacrima, ho implorato questa carezza. Se oggi dovessi morire, sappiate che ci ho rinunciato. Ma mi ci sono voluti tanti anni, tanti errori”.

La straordinaria Anna ha vinto cinque nastri d’argento, un Oscar, due David di Donatello, la sua ascesa nel mondo del cinema è stata inarrestabile, tanto da meritare una stella nella celebre strada di Hollywood, la Walk of Fame dove sono collocate oltre 2000 stelle di celebrità cinematografiche.

Sebbene la sua carriera artistica la rese celebre agli occhi del mondo, grazie alle sue interpretazioni di spessore e intensità, la sua vita sentimentale non fu altrettanto felice. L’epressività dei suoi occhi fu retaggio di un sentimento a lungo cercato e mai del tutto posseduto, a partire dal sentimento d’amore materno che sua madre le negò.

Di sé diceva: “A Trastevere io sono Nannarella, quella vera, sboccata e trasandata. Tra gli aromi e i sapori delle trattorie trovo il mio duplice volto, in perenne altalena tra le lacrime inconsolabili e le risate irrefrenabili”.

Impossibile dimenticarla, come non celebrarla, lei che impersonava tutte le donne e tutti i sentimenti dell’essere umano sempre con una sottile ironia e tristezza. Tennessee Williams, che s’innamorò della Magnani dopo l’interpretazione del film Roma, scrisse La rosa tatuata che, in versione cinematografica, le valse l’Oscar nel 1956.

I tributi a lei resi sono infiniti da quelli musicali, editoriali, fino a quelli di mostre e retrospettive. Quello più stravagante fu il saluto da parte di Jurij Gagarin nel 1961, il primo astronauta in rotazione attorno alla Terra che pronunciò: “Saluto la fraternità degli uomini, il mondo delle arti e Anna Magnani”.

Eduardo De Filippo, dopo la sua scomparsa le dedicò i versi: “Confusi con la pioggia sul selciato, sono caduti gli occhi che vedevano gli occhi di Nannarella che seguivano le camminate lente sfiduciate ogni passo perduto della povera gente. Tutti i selciati di Roma hanno strillato. Le pietre del mondo li hanno uditi”.

Dopo il film di Pier Paolo Pasolini, del 1962, dal titolo Mamma Roma le rimase addosso anche il nomignolo Mamma Roma, oltre al consueto Nannarella.

Della sua lunghissima amicizia con Totò, risalente agli spettacoli di rivista del 1934, numerosi sono i racconti circa gli episodi ricchi di gustose scenette tra i due attori. La più tenera è quella che vede la Magnani e Totò girare di notte per Roma per aiutare poveri e cani abbandonati. Oppure le disquisizioni di Totò sulla Magnani come quello inerente al baciamano, dove il principe De Curtis dichiarava: “Per Anna Magnani il baciamano è poco, per una donna come lei ci vuole almeno il baciapiede”.

Questa immagine deferente è quella che più racchiude lo stato d’animo di chi si accosta a questo personaggio sia dal lato umano che quello cinematografico, consapevoli dell’unicità di questa artista.

Dopo 40 anni dalla scomparsa ci si ritrova ancora spaesati, privati di qualcosa di unico e vitale eppure fragile nella sua nuda anima.

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