Rawan, sposa bambina morta a otto anni per lesioni interne dopo la prima notte di nozze

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Hardh, 10 settembre – Nella Zona tribale dello Yemen, Rawan, una sposa-bambina di otto anni è morta dissanguata per le ferite interne riportate dopo la sua prima notte di nozze. La notizia, battuta in Italia dall’AGI, arriva dal Daily Mail il quotidiano britannico. La piccola era stata venduta al marito, un uomo di quarant’anni, denunciato dagli attivisti per i diritti umani. Le autorità locali smentiscono la notizia. La tragica vicenda di Rawan è stata diffusa dal giornalista yemenita, Mohammad Radman, che conferma il fatto affermando di avere testimoni.

Secondo Radman, si sta tentando di insabbiare tale orrore dato che la famiglia, contattata da Mosleh Al Azzani, direttore del Dipartimento di indagini criminali della zona tribale di Hardh, luogo dove è avvenuto il decesso di Rawan, ha negato interamente la storia e la morte della figlia.

La battaglia del gruppo di attivisti è iniziata sperando che la famiglia della bambina e il marito vengano arrestati e si possa così creare un precedente.

Nello Yemen, i matrimoni tra da adulti e bambine sono molto praticati, secondo il rapporto del Ministero degli affari sociali, un quarto delle donne yemenite si sposa prima dei 15 anni. In origine, lo Yemen aveva fissato in 15 anni di età il limite minimo per le spose bambine, ma negli anni novanta la legge venne abrogata consentendo ai genitori di decidere quando sposare le figlie. Bambine portate via dalle loro case, dai loro giochi ed infilate nei letti di uomini adulti. Bambine violate che iniziano una vita che non può appartenergli.

In molti casi, questi episodi sono il frutto della miseria, ma di fatto sono considerati tradizioni. Ma come è possibile comprendere o rispettare ciò che è diverso dalla nostra civiltà in termini di cultura o religione, se queste sconfinano in pratiche aberranti ed impossibili da fermare? Come possono le madri delle spose-bambine ostacolare questa condotta quando a loro volta sono state spose-bambine schiavizzate fin dalla tenera età?

Secondo l’UNICEF, che dal 2011 ha attivato una serie di azioni mirate alla denuncia ed alle modalità per affrontare e debellare la pratica delle spose-bambine, “Il matrimonio precoce è una palese violazione dei più elementari diritti umani, su cui ancora non esiste una consapevolezza diffusa a livello internazionale ma che, declinato nel caso individuale, certamente avrà conseguenze indelebili su ogni aspetto della vita di una bambina”.

“Oggi sono 70 milioni le donne tra i 20 e i 24 anni d’età che si sono sposate prima dei 18 anni in tutto il mondo, Cina esclusa. Di queste, 23 milioni si sono sposate ben prima di compiere addirittura 15 anni. A livello globale, 400 milioni di donne di età compresa tra 20 e 49 anni si sono sposate in minore età pari al 40% del totale”.

Un altro dramma che resta nell’ombra sono i decessi causati da gravidanze precoci o indesiderate: sono 50 mila le ragazze tra i 15 ed i 19 anni che muoiono ogni anno.  

Ad oggi, il lavoro degli attivisti: “Generare consapevolezza sui diritti dell’infanzia all’interno delle comunità locali è stata la linea guida ha dato i primi, buoni frutti in Bangladesh, Burkina Faso, Gibuti, Etiopia, India, Niger, Senegal e Somalia. Fornire una valida alternativa: in particolar modo, la scolarizzazione si è rivelata la più efficace forma di prevenzione”.

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