Rapporto FAO: 750 miliardi di dollari di cibo sprecato ed impatto ambientale devastante

64a1af7ed5Cifre impressionanti quelle presentate dalla FAO l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura.

Dal rapporto Food waste harms climate, water, land and biodiversity, datato 11 settembre, sulle conseguenze ambientali derivanti dallo spreco mondiale di prodotti alimentari e dal conto sono esclusi pesce e crostacei, è emerso che se ne vanno 750 miliardi di dollari l’anno. Tanto quanto il PIL di Turchia e Svizzera.

Il quantitativo globale di cibo in esubero è circa 1,6 miliardi di tonnellate di prodotti primari, mentre il restante commestibile è di 1,3 miliardi di tonnellate.

Nella parte di mondo sviluppato lo spreco è generato dai diretti consumatori per i loro acquisti in eccesso, mentre nel terzo mondo il problema deriva dall’inefficienza dei sistemi di coltivazione e di stoccaggio.

In Italia, nonostante la crisi economica, che ha ridotto gli sprechi del 25%, ogni anno, finiscono nel secchio della spazzatura quasi 5 milioni di tonnellate di derrate alimentari, ovvero 76 chili a persona.

Tutto questo, oltre che in termini economici, si traduce anche in conseguenze sull’ambiente dato che per produrre il cibo andato sprecato sono stati necessari 250 chilometri cubi di acqua, 1,4 miliardi di ettari di terreno e le emissioni di anidride carbonica sono state pari a 3,3 miliardi.

La dispersione di prodotti agricoli danneggia la qualità del suolo, le riserve d’acqua e la biodiversità generando conseguenze sui cambiamenti climatici.

Sotto la lente dell’Organizzazione le colture intensive dove i terreni non hanno mai riposo e l’uso di fertilizzanti chimici ne limita comunque la fertilità, inquinando l’ambiente. Secondo i dati diffusi da José Graziano de Silva, direttore generale FAO, “Nel 2007 si sono utilizzati 1,4 milioni di ettari per produrre alimenti poi andati sprecati, pari al 28% del suolo agricolo mondiale e pari all’intero territorio della Federazione Russa. Quanto all’acqua se ne spreca una quantità pari a circa 250 chilometri cubi pari, in termini di volumi, al lago di Ginevra o all’acqua che ogni anno si riversa nel fiume Volga. Quanto all’impatto ambientale la produzione di cibo che poi va sprecato determina l’emissione di 3,3 miliardi di tonnellate di Co2 cioè più del doppio delle emissioni prodotte dai trasporti stradali degli Stati Uniti. Notevoli anche i danni sulla biodiversità”. Ogni anno, prosegue il rapporto FAO, sono 9,7 milioni gli ettari di bosco distrutti per produrre beni alimentari, una quantità pari al 74% della deforestazione.

E se le stime dell’Organizzazione parlano di un presente al limite della sopportabilità, le conseguenze ambientali future, considerando che nel 2050, per rispondere alla domanda, la produttività dovrà aumentare almeno del 60%, quali saranno?

Solo l’ottimizzazione della produzione e dei consumi, di conseguenza, potrebbe migliorare le condizioni ambientali. Per contenere questa dispersione FAO “Invita l’industria alimentare a permettere ai consumatori di acquistare solo la quantità desiderata, regalare gli alimenti commestibili invendibili magari perché scaduti, introdurre per gli articoli imperfetti la definizione di alimento accettabile e venderli a minor prezzo”.

Per approfondimenti sul rapporto FAO leggi qui

FOTO: tratta da FAO

Lascia un commento

18 − 17 =

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.