Referendum consultivo sulla giunta De Magistris. Si farà? Non si farà? E se si farà, cosa si chiederà? E’ caos

rimpasto-luigi_de_magistrisNapoli – Il Pd napoletano ha deciso di promuovere un referendum consultivo sulla giunta De Magistris, questo da circa un mese. Lo strumento referendario, molto in voga nei Paesi anglosassoni, è stato utilizzato pochissime volte in Italia e mai sull’operato della Giunta di una grande città, come Napoli. Il punto fondamentale della questione è il calo di popolarità del sindaco arancione. Infatti, lo slogan di grande impatto usato durante la campagna elettorale, “Napoli è tua”, sembra aver tradito la fiducia dei napoletani, che non hanno riscontrato un aumento della democrazia partecipativa e si sarebbero ritrovati solo con tante promesse mai realizzate.

Uno dei principali promotori del referendum è stato Enzo Ruggiero, arancione deluso ed ex-collaboratore del sindaco. Ruggiero sarebbe favorevole a sottoporre alla cittadinanza un quesito generico, che valuti il livello di gradimento sull’operato complessivo della Giunta. Favorevole a questa proposta, si schiera anche Gino Cimmino, segretario provinciale del Pd.

La dialettica interna al partito sembra però esistere solo sul famosissimo social network, Facebook per la precisione, dove alcuni gruppi di discussione tra gli stessi militanti del PD, pongono l’accento critico nei confronti di questa scelta. Per taluni si dovrebbe proporre infatti un quesito sui provvedimenti concreti dell’amministrazione comunale, per non trasformare il referendum in una sorta di battaglia tra Pd e arancioni, ma renderlo un mezzo per favorire la definizione di scelte strategiche in favore della città e dei suoi cittadini.

Il sindaco De Magistris, intanto, reagisce con tranquillità alla proposta del Pd, dichiarandosi favorevole a questo tipo di referendum, ma sollevando questioni di opportunità politica sul fatto di stare al governo centrale con partiti di destra, per poi schierarsi contro una giunta comunale di sinistra.

La situazione nel frattempo è precipitata nel caos. Oltre a problemi e scontri avuti tra le varie correnti di pensiero dei promotori, sembra esserci un inghippo anche a livello burocratico. L’iter per questo tipo di referendum prevede che i quesiti vengano vagliati prima da un comitato di sette garanti, che si pronuncia sull’ammissibilità. Il Consiglio Superiore della Magistratura, non ha autorizzato uno dei sette membri, il giudice D’Alemi. Ora non è ben chiaro se il comitato possa pronunciarsi lo stesso o ci sia bisogno di un’altra nomina perché il regolamento comunale non lo chiarisce.

Nel frattempo il tempo stringe. Il termine massimo per presentare i quesiti è il 30 settembre e poi si dovrà procedere alla raccolta di 40.000 firme entro il 31 dicembre. La cosa più grave è che ancora non c’è un accordo sui quesiti da proporre.

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