Il Senato approva il Decreto Cultura, soddisfazione del ministro Bray

beni-culturaliRoma, 25 settembre – Con 175 voti favorevoli (Pd, Pdl, Gal, Sel, Gruppo misto e autonomie), 18 no (Lega e Sandro Bondi ex ministro dei Beni Culturali) e 54 astensioni (M5S), il Senato approva il Decreto Cultura. (linee programmatiche del DL)

Adesso, il provvedimento capace di impiegare 500 giovani, contenente misure per il sito archeologico di Pompei, i musei italiani, le fondazioni liriche e una tax Credit per il cinema, passerà alla Camera.

Grande soddisfazione da parte del ministro per i Beni e le Attività culturali, Massimo Bray, che prima di tutti ha diffuso la notizia via Twitter: “Approvando #ValoreCultura il Senato dà una risposta significativa a un Paese che vuole credere nel futuro ripartendo dai suoi beni comuni”.

“L’approvazione è un segnale di attenzione alle richieste che ci arrivano, di dedicare sempre maggiore attenzione alla cultura – afferma il ministro durante la seduta in Senato – è un provvedimento che crede nella cultura come valore, come collante di un Paese che vuole essere unito e credere, unito, nel suo futuro”.

Bray ha sottolineato che il lavoro sarà arduo vista la scarsità di risorse economiche, problema più urgente da affrontare, “Ma è anche l’occasione per ripensare la gestione delle forme di utilizzo del denaro pubblico”.

Intento del ministro snellire la burocrazia e le attività amministrative, “I compiti del ministero dovranno essere sempre più orientati a rendere più agili le procedure garantendo l’efficienza delle relazioni con le reti territoriali e promuovendo il dialogo con gli enti locali”.

In aula, non sono mancate le polemiche sollevate da Cristina Cappellini, assessore alle Culture, Identità e Autonomie di Regione Lombardia che ha così commentato: “Una vergogna nel merito e nel metodo l’approvazione del decreto Bray in Senato. Ancora una volta il governo di Roma tradisce Milano e la Lombardia”. Secondo Cappellini, “Il partito democratico ha egemonizzato il decreto sulla cultura con una pioggia di finanziamenti elargiti in nome di mere logiche di partito, alla città di Firenze di Matteo Renzi, soprattutto, e a molti altri enti a guida Pd”.

Per gli esponenti del Partito democratico, “Il provvedimento segna una chiara inversione di tendenza e porterà ricadute sull’occupazione”.

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