Tutti in piazza a Montecitorio alla Manifestazione Nazionale Amianto. Dopo venti anni lo Stato è ancora assente

aiea-ass.amianto“È giunta l’ora e i tempi sono maturati per fare sentire la nostra voce e chiedere i nostri diritti dopo 21 anni dalla legge amianto, tutti insieme in Piazza Montecitorio a Roma, più siamo, più contiamo”. Con questo slogan il Coordinamento Nazionale Amianto invita a partecipare alla Manifestazione Nazionale Amianto che si terrà martedì 8 ottobre a piazza Montecitorio a Roma.

Con la manifestazione si vuole chiedere al Governo di intervenire e legiferare in modo efficace sul problema amianto e tutte le conseguenze da esso generato. In particolare si chiede la definizione dei soggetti esposti all’amianto e degli ex esposti all’amianto come ex lavoratori e familiari. Si chiede di estendere a più soggetti il fondo per le vittime. Si sottolinea la necessità di intervenire e bonificare le aree e gli edifici pubblici in cui sia ancora presente l’amianto e di garantire agevolazioni per l’eliminazione dagli edifici privati. Per maggiori informazioni visita il sito dell’aiea, associazione italiana esposti amianto.

Le malattie cancerogene provocate dall’esposizione alle fibre di amianto, causano nel mondo un milioni di morti l’anno. Anche l’Italia è responsabile di queste morti. Il nostro Paese, fino alla fine degli anni ’80, è stato uno tra i paesi nel mondo, il secondo in Europa, che maggiormente ha prodotto e utilizzato l’amianto. I manufatti in cemento e amianto sono stati utilizzati anche in edifici pubblici, tra cui molte scuole. Il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto Ezio Bonanni, si è espresso più volte con la richiesta al Governo di “modificare l’art. 254 del D.Lgs. 81/08 che dispone una soglia di 100 ff/l e di ordinare la bonifica dei siti entro un termine perentorio, cominciando da scuole ed edifici pubblici e proseguire per i luoghi di lavoro”. Richiesta che è giunta ancor più accentuata dopo la storica sentenza del 3 giugno scorso del Tribunale di Torino che ha condannato per disastro doloso, nel processo d’appello, il magnate dell’Eternit, l’imprenditore elvetico Stephan Schmidheiny a 18 anni di carcere e al risarcimento per le vittime dell’amianto. In primo grado era stato condannato a 16 anni. Inoltre, ad ammettere la gravità del problema amianto, è lo stesso ministro all’Ambiente Corrado Clini, spiegando che sono oltre 40mila i siti contaminati dall’amianto in Italia. Ma l’Italia e il suo Governo, come spesso accade, dimentica o fa finta di scordare, anche perché la vita politica attuale è già fin troppo ingarbugliata, tanto da risultare inefficiente anche per la normale gestione degli affari di Montecitorio e forse non si può pretendere che si approvino in Parlamento le proposte di legge in attesa di consenso.

Il Piano Regionale Amianto, che prevede il censimento, la bonifica e lo smaltimento di materiali tossici, attualmente è stato approvato solo da 13 regioni in Italia. Tra l’altro solo due regioni tra queste ha definito la scadenza entro cui terminare la bonifica delle aree contaminate da amianto: La Lombardia si è data come termine il 2016, mentre la Sardegna ha stabilito una data troppo lontana da poter essere presa sul serio la volontà di fermare l’avanzata silenziosa di morti di tumore da amianto: il 2023.

Le stime del CNR, il Consiglio Nazionale delle Ricerche e del ISPESL, l’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro, parlano chiaro rispetto a quanto amianto ancora oggi c’è sul territorio nazionale, a distanza di venti anni da quando l’amianto è stato bandito per produzione e utilizzo. Ci sono circa 32 milioni di tonnellate di amianto sparse su tutto il Paese e un miliardo circa di metri quadrati di coperture di Eternit sui tetti. Se questa è la fotografia dell’Italia, non osiamo nemmeno immaginare quanto ancora sia nascosto nel sottosuolo in Campania. Ormai sono all’ordine del giorno i ritrovamenti e i sequestri di terreni in cui sono stati sversati e nascosti rifiuti speciali e industriali, tra cui l’amianto.

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