Femminicidio, dl convertito in legge. Fioccano le polemiche

parlamentoRoma, 11 ottobre – Il dl sul femminicidio è stato oggi approvato dal Senato, con 143 voti a favore. Alcuni dei partiti all’opposizione (Sel, M5S e Lega) non hanno partecipato al voto. L’approvazione è stata accompagnata da una moltitudine di polemiche soprattutto per il fatto che il decreto contiene pochi articoli sulla violenza di genere e si presenta come un pacchetto di leggi piuttosto disomogeneo.

Questa criticità, viene rilevata anche da chi è stato favorevole al voto, “Questa sarà l’ultima volta che si accetteranno decreti così poco omogenei”, ha dichiarato la presidente della commissione Affari costituzionali, Anna Finocchiaro, (Pd).

Il capogruppo del Pdl al Senato, Renato Schifani, critica il fatto che il dl è stato presentato pochi giorni prima della scadenza, mettendo di fatto con le spalle al muro la Camera e la commissione che, se avessero bloccato il decreto per un motivo o per l’altro, avrebbero impedito la promulgazione delle misure positive contenute contro la violenza di genere.

In questo senso si schierano anche gli esponenti di Sel, “Non possiamo accettare il ricatto per cui in nome di un titolo giusto bisogna votare anche misure ingiuste, sbagliate e che con quel titolo non c’entrano niente – afferma il Senatore De Cristofaro – Proprio per l’importanza e l’urgenza di contrastare il femminicidio, il governo avrebbe dovuto cercare un consenso unanime invece di approfittare dell’occasione per imporre le sue scelte in materia di sicurezza. Per questo abbiamo deciso di sottrarci a questo ricatto”.

Molto accese anche le polemiche per l’emendamento contenuto nel testo, che darebbe di fatto nuova vite alle Province (vai all’articolo).

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