Riforma specializzazioni mediche, tra deputati che non la vogliono e baroni “duri a morire”

mediciRoma, 16 ottobre – Questa settimana inizierà la discussione tanto attesa sul Decreto Legge 12 settembre 2013, che riguarda la formazione specialistica dei medici contenuta nell’articolo 21 del decreto.

Attualmente i laureati in medicina e chirurgia per accedere alle specializzazioni mediche effettuano un test di ammissione su base locale, cioè per ogni ateneo, e ogni area medica ha a disposizione pochissimi posti coperti da borse di studio regionali. La valutazione del candidato, ad oggi, dipende anche dai titoli presentati dal candidato, quindi non è una valutazione oggettiva. Con il nuovo decreto il concorso sarà nazionale e sarà valutata solo la prova scritta. Ma i comitati pro riforma  sono preoccupati perché il testo presentato dalla Carrozza potrebbe essere stravolto dalla approvazione di alcuni emendamenti avanzati da dei parlamentari in commissione.

Gli emendamenti pericolosi sono il 21.1 , che prevede l’attribuzione di punteggio ad un candidato che ha fatto pubblicazioni e il  21.2 che prevede la soppressione dell’intero articolo 21 che valuta il percorso di studio dello studente in base a voto di laurea e media di esami affini alla specializzazioni.

In pratica la valutazione del candidato torna nelle mani del docente che in modo “soggettivo”  dovrà valutare l’aspirante specializzando.

Ma l’emendamento a preoccupare di più è quello presentato dall’onorevole Binetti che è il 21.9. Questo ripropone l’introduzione della valutazione dei “titoli che confermino l’interesse dello studente”. Questo punto va in direzione contraria a ciò che si era auspicata il Ministro Carrozza poiché svilisce l’intera riforma.

Insomma secondo gli studenti i baroni sono duri a morire e faranno di tutto per inquinare il testo. Il “comitato pro riforma” ha lanciato sul web un appello a tutti i parlamentari presenti in settima commissione chiedendo loro di votare contro gli emandamenti “pericolosi” e di stare dalla parte degli studenti in nome della meritocrazia, che molto spesso si auspica ma non si realizza mai.