Grillo minaccia l’impeachment per il Presidente Napolitano

beppe_trento_vidRoma, 25 ottobre – Dopo aver annunciato il terzo V-Day, Beppe Grillo torna all’attacco, stavolta per mettere sotto accusa il Presidente della Repubblica Napolitano. L’episodio che stavolta ha scatenato le ire dell’ex comico è stata la convocazione di un vertice con i soli esponenti dei gruppi di maggioranza da parte di Napolitano, per discutere sulla riforma della legge elettorale. Dichiara il Presidente: “Non è ammissibile che il Parlamento naufraghi ancora nelle contrapposizioni e nell’inconcludenza”.

Così Beppe Grillo, giustamente contrariato dall’assenza delle opposizioni, e quindi dalla mancata rappresentanza di milioni di italiani nel vertice, decide di mettere sotto accusa Napolitano. Ma non usando il canale appropriato, cioè quello parlamentare, ricordiamo infatti che nella nostra Costituzione è previsto che il Presidente della Repubblica possa essere messo sotto accusa solo dal Parlamento in seduta comune. Grillo, che sembra aver saltato la lettura di questo step, dichiara invece di voler avviare “l’impeachment” (termine abbastanza generico, che indica il mettere sotto accusa soggetti ricoprenti cariche governative, ma la cui procedura non è univoca e risente delle peculiarità degli ordinamenti dei diversi Paesi), tramite i suoi avvocati.

Lo ha annunciato ieri nel comizio tenuto a Trento, in vista delle elezioni provinciali del 27 ottobre: “Oggi è successa una cosa vergognosa, Napolitano chiama la Finocchiaro, Schifani, i capi del pd e pdl, e nessuno del Movimento, vogliono passare dal Porcellum al Napolitanellum! Io ho già dato mandato ai nostri legali, chiederemo l’impeachment del presidente. E sono sicuro che nove milioni di italiani sono inc… più di noi!”.

La mancata convocazione delle opposizioni, provoca risentimento anche negli altri partiti di minoranza, che definiscono l’accaduto “inaccettabile”. Infatti non rientra strettamente nelle competenze del Capo dello Stato la convocazione di vertici di maggioranza, ed è scorretta soprattutto l’esclusione delle minoranze su argomenti, quali la legge elettorale, che sono tradizionalmente di competenza parlamentare. Non dimentichiamo infatti che la legge elettorale, per il campo in cui va ad operare ed il modo in cui può incidere sui risultati delle elezioni, necessita che l’adozione e la preparazione vengano messe a punto nel modo più democratico possibile, cosa che verrebbe automaticamente meno senza la presenza delle opposizioni nella discussione.

Ieri sera dal Colle è arrivata la notizia che: “Napolitano si riserva di ascoltare i vari gruppi di opposizione, nelle modalità più opportune”.

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