Dai girati di Scampia al clan Licciardi, passando per Polverino. Tutti gli arresti eccellenti inferti ad una camorra che strozza Napoli e la sua provincia

manette camorraNapoli, 28 ottobre – E’ di venerdì scorso la notizia dell’arresto, a Marano, di Antonio Teghieme, 67 anni, latitante da due anni ed esponente del clan Licciardi. La cattura, ad opera del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Napoli, si somma a quella di Antonio Schiavone, fratello di Francesco detto “Sandokan”, avvenuta il giorno prima nel giuglianese. Arresti importanti nell’ambito della lotta alla criminalità organizzata campana, che ha assistito, in questi dieci mesi del 2013, ad una crescita di successi messi a segno dalle forze dell’ordine.

L’anno viene inaugurato, a gennaio, con la cattura a Scafati di Antonio Mennetta, 28 anni, capo del clan dei “girati” di Scampia, e con l’arresto di un pregiudicato affiliato al clan Mazzarella di San Giovanni a Teduccio. Qualche giorno dopo, finiscono in carcere anche Vincenzo Di Nuzzo, detto “Uocchie ruosse”, esponente di spicco del clan di Acerra, e Antonio Duraccio, detto “O chicco”, latitante dal 2009 e affiliato al clan Amato-Pagano, cui si aggiunge l’arresto di sei persone vicine al clan Cava, operante nel Vallo di Lauro.

Continua l’impegno delle forze dell’ordine per indebolire le organizzazioni criminali con l’arresto, a febbraio, di nove affiliati al clan Mazzarella, ritenuti responsabili di usura e tentata estorsione aggravata dalle finalità mafiose, e con l’esecuzione di quaranta ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del Tribunale di Napoli nei confronti di personaggi vicini al clan Sacco-Bocchetti, attivo nell’area nord di Napoli; vengono, in quest’occasione, sequestrati beni mobili e immobili, tra cui conti correnti bancari e libretti di deposito. Cavalca la scia la Squadra Mobile della questura di Caserta ed esegue dodici ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di esponenti del gruppo Bidognetti, attivo nel casertano, e dei clan Misso e Lepre, attivi nel centro di Napoli. L’inchiesta riguarda estorsioni ai danni di una grande lavanderia della provincia di Napoli. Si continua con ventitré arresti nelle fila dei casalesi (nello specifico persone appartenenti alle famiglie Schiavone, Iovine e Russo), in merito ad estorsioni ad imprenditori casertani che operavano in Toscana.

E ancora, a marzo, ventitré affiliati del clan Amato-Pagano, accusati di traffico di stupefacenti e Carmine Cerrato, detto “Taekwondo”, esponente di spicco dello stesso clan, nonché cognato del latitante Cesare Pagano, finiscono in manette. Con loro anche Giuseppe Montanera, latitante dal novembre scorso a seguito dell’uccisione di Pasquale Romano (avvenuto per errore nell’ottobre 2012) ed esponente di vertice del gruppo camorristico Abete-Abbinante.

A maggio viene inferto un duro colpo al clan Contini con l’arresto di “O ‘nfamon'”, alias Nicola Rullo, pregiudicato latitante, considerato il reggente del clan (con influenze nella gestione delle attività illecite nei quartieri Vasto, Arenaccia e Poggioreale) e Luigi Galletto, detto “Giggino o’ ‘nfermiere”, latitante ed elemento di vertice del clan, nonché amministratore del libro mastro per gli stipendi degli affiliati. A fine maggio è la volta del clan Belforte di Marcianise, oggetto di quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere nell’ambito della sanguinosa faida col gruppo dei Piccolo per la contesa del controllo delle attività illecite nel casertano. A Cremona, a giugno, viene rintracciato ed arrestato il pluri pregiudicato Umberto Raia, uno degli elementi più importanti della cosca Abete-Abbinante. Ad agosto è il turno di Giuseppe Visone, nipote di Nunzio De Falco, capo dell’omonima fazione del clan dei casalesi.

Arrestato per i reati di ricettazione, detenzione e porto illegale di armi comuni e da guerra, al Visone viene sequestrato un vero e proprio arsenale destinato ad armare le nuove leve del pericoloso gruppo criminale, sempre in guerra per il controllo delle attività illecite. Ancora, a settembre, è il clan dei casalesi a rimetterci: Umberto Venosa, genero del boss ergastolano Luigi Venosa detto “‘O cocchiere”, antagonista della fazione Schiavone, viene tratto in arresto per estorsione aggravata dal metodo mafioso, mentre a Casoria, qualche settimana dopo, viene scoperta una “santabarbara” (deposito di armi) in cui gli agenti del commissariato di Scampia sequestrano mitragliatrici, pistole di vario calibro, bombe a mano, silenziatori e munizioni varie.

Se a questi arresti sommiamo anche quello di Palma Polverino, esponente del clan omonimo, avvenuto ad inizio ottobre (vai all’ articolo), si delinea un impegno a tutto tondo e su tutti i fronti delle forze dell’ordine, che sono riuscite ad infliggere duri colpi al cuore dell’organizzazione malavitosa in Campania, non risparmiando nessuno dei clan più influenti del territorio. Tra due mesi, con la fine del 2013, si farà, com’è consuetudine, la conta dei morti ammazzati dalla camorra. Nell’attesa, ci è sembrato doveroso evidenziare anche il buono che c’è in questa guerra per la legalità che, senza fautori, non potrà mai raccogliere frutti, se non quelli marci. 

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