Riforma delle Province, entro l’anno il Ddl osteggiato dall’ UPI

PentangeloNapoli – “Subito via le Province, io dell’appello dei costituzionalisti non so che farmene. Riduciamo i posti della politica, non è un dramma se qualche politico torna a lavorare”. Con queste parole, Matteo Renzi chiude la tre giorni alla Leopolda, affiancato, nella mattinata di ieri, dal ministro per gli Affari Regionali e le autonomie locali Graziano Delrio. Ed in effetti, in un’intervista a “La Repubblica”, Delrio conferma che la questione sta per essere discussa in commissione affari costituzionali della Camera e che sarà presentato, entro l’anno, un disegno di legge per la modifica costituzionale. Il ministro spiega che alle Province saranno ridotti e, in alcuni casi sottratti, vari ambiti di azione ed il Presidente sarà eletto a costo zero dai sindaci dei Comuni, non più dai cittadini. L’obiettivo, come sembra ormai chiaro, è quello di spostare l’asse delle competenze delle Province su quella dei Comuni, depauperando le prime dalle funzioni principali e rendendole sempre più delle “agenzie intercomunali“.

Una simile riforma andrebbe ad intaccare forti interessi economici e politici ed è facile capire quanti detrattori stia incontrando. Tralasciando una parte dello stesso Partito Democratico, che oppone non poche resistenze alla manovra, un contestatore “di vecchia data” del Ddl Province è Antonio Pentangelo, Presidente facente funzione della Provincia di Napoli che, da quando si è paventata l’ipotesi di abolizione dell’ente, non ha mai fatto mistero né perso occasione per dichiararsi fermo oppositore della riforma.

“Dobbiamo puntare ad un dibattito serio, concreto e rapido per giungere ad una riforma efficace ed equa, che risponda oltre che alle esigenze di spending review anche a quello di strumenti idonei allo sviluppo della nazione. Mi auguro che alcune farneticazioni […] finiscano di avvelenare un clima di confronto attraverso una propaganda populista che non può essere la giusta premessa ad una fase costruttiva serena”. Questo quanto dichiarato il 9 luglio scorso in un comunicato sull’abolizione delle Province apparso sul sito dell’UPI (Unione Province Italiane). E ancora, dopo qualche giorno, in merito ad una sentenza del Tar che accoglie il ricorso delle Province contro la Spending Review: “Mentre si continua a fare demagogia sulle Province, prima la Consulta ed oggi il Tar di Genova dimostrano con i fatti come questi enti siano stati scientificamente demonizzati e posti sotto l’occhio del ciclone di una strategia mediatica ben precisa. E’ il caso di dire che la Giustizia interviene in soccorso delle Province lì dove si è cercato, da una parte della Politica, di compiere un assassinio premeditato per coprire ben altri crimini”. Ad agosto, in clima vacanziero, si arriva all’apoteosi della questione: ignorando il decreto legge di fine luglio che ribadiva il divieto di procedere ad assunzioni a tempo indeterminato, Pentangelo decide di assumere trentaquattro unità e dichiara: “Fin quando esisteremo andremo avanti le Province hanno un ruolo ben preciso che deve essere esercitato per il bene della collettività. Non possiamo considerare questi enti finiti, perché non esiste alcun atto formale che parla in tal senso”.

Insomma, è guerra aperta. In un comunicato stampa risalente al 2 ottobre, l’UPI palesa più che mai la sua posizione, pubblicando un documento intitolato: “Il parere negativo dell’UPI al Ddl di riforma delle province“, accompagnato da un’analisi dei costi che graverebbero sullo Stato in caso di abolizione. Prima di partecipare all’Assemblea delle Province del Mezzogiorno tenutasi a Napoli il 29 scorso e incentrata sul Ddl sulle città metropolitane, province, unioni e fusioni di comuni, Pentangelo ha continuato ad elargire parole al vetriolo per Delrio, tacciandolo di arroganza e menefreghismo in merito all’incostituzionalità dell’abolizione delle province. A quanto pare, il dibattito si prospetta ancora vivace, sebbene il ministro viaggi con qualche punto di vantaggio.

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