Processo rifiuti in Campania: assoluzione con formula piena per Bassolino

antonio bassolinoNapoli, 4 novembre – Assoluzione con formula piena per i ventotto imputati del processo sul ciclo rifiuti in Campania, che ha visto coinvolto, tra gli altri, l’ex governatore Antonio Bassolino. La sentenza, pronunciata dal giudice Maria Adele Scaramella, presidente del collegio della V sezione del Tribunale di Napoli, giunge dopo che, a fine aprile 2012, era già stata dichiarata la prescrizione di altre imputazioni per falso e abuso d’ufficio risalenti ai primi anni 2000.

“Questa decisione, che dimostra la verità dei fatti, ripaga Bassolino di un calvario di sofferenza” – è il commento trionfale degli avvocati Massimo Krogh e Giuseppe Fusco a chiusura della causa. Soddisfazione anche tra gli altri imputati, tra cui l’ex manager del gruppo Impregilo, Piergiorgio Romiti, l’ex amministratore delegato di Fibe (società gruppo Impregilo) Armando Cattaneo, l’ex direttore generale di Fibe Angelo Pelliccia e l’ex sub commissario all’emergenza, Raffaele Vanoli. L’accusa contestava loro i reati di frode in pubbliche forniture, truffa e falso.

Ma facciamo qualche passo indietro per capire la genesi di questo processo. Nel 2000 la Fibe, azienda del Gruppo Fisia, controllata al 100% da Impregilo, si aggiudica l’appalto statale per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti della Regione Campania, grazie, tra l’altro, alla rapidità con cui avrebbe dovuto realizzare gli impianti di incenerimento (da contratto entro 300 giorni dalla chiusura della gara).

Nel 2003 la Procura di Napoli, a seguito di numerose denunce da parte di gruppi ambientalisti in relazione al funzionamento del trattamento rifiuti, avvia un’indagine per verificare la correttezza dell’intero sistema di smaltimento. I pm Paolo Sirleo e Giuseppe Noviello rilevano che i prodotti di lavorazione non hanno le caratteristiche richieste dalla legge e dal contratto e rinvengono gli estremi del reato di frode in pubbliche forniture.

Nel 2008, lo Stato, con un ingente esborso di danaro pubblico, è costretto a fronteggiare l’ennesima, tragica emergenza rifiuti a Napoli, ed in buona parte della Campania, per le inadempienze della ditta appaltatrice; inoltre, i lavori per la realizzazione dell’inceneritore di Acerra sono ancora in svolgimento dopo anni dall’aggiudicazione della gara.

Un mix esplosivo che innesca l’inizio del processo. A questo punto, secondo il pm Sirleo, si incastonano le responsabilità di Antonio Bassolino, il quale, in quanto governatore e Commissario straordinario dell’emergenza dal 2000 al 2004, avrebbe potuto optare per scelte strategiche, come la diffida o la risoluzione contrattuale (avvenuta comunque nel 2005, ma con una legge di Stato); invece, consapevole di quanto accadeva, ha firmato documenti che autorizzavano scempi ambientali ed omissioni gravi, come la proliferazione di discariche e cdr non a norma, smaltimento illegale, impianti fatiscenti ed accumulo di rifiuti in forma di ecoballe non smaltibili.

Oggi, pur ritenendo “che abbia concorso nella perpetrazione dei reati”, il pm Sirleo ha chiesto per Bassolino la prescrizione per tutti i reati ed il Tribunale di Napoli fa di meglio: assolve gli imputati in quanto “il fatto non sussiste”, disponendo il dissequestro dei conti correnti italiani della Impregilo e dei siti di stoccaggio delle ecoballe, che saranno riconsegnati alle Province.

Felicità e commozione per l’ex governatore, che considera l’assoluzione “un fatto di enorme importanza” in quanto, in questa vicenda, “i giudici hanno dimostrato una importante autonomia di giudizio”.

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