Ancora crolli a Pompei, solo nel 2015 l’avvio del Grande Progetto

PompeiPompei, 7 novembre – Il sito archeologico tra i più famosi del globo, patrimonio dell’UNESCO, continua a sgretolarsi sotto gli occhi del mondo.

La denuncia dell’ultimo crollo risale alla mattina del 4 novembre scorso quando il muro interno di una bottega, casa numero ventuno, locata in via dell’Abbondanza nella Regione VIII, Insula V, è franato.
“Si tratta di un cedimento limitato” afferma la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei, che con l’occasione ha sottolineato quanto già fatto nell’area archeologica: “tra il 2011 e il 2013 sono stati effettuati numerosissimi interventi di messa in sicurezza per un importo complessivo di circa 1 milione e 400 mila euro cifra che ha consentito di salvare e tutelare già oltre cento punti critici della città antica”. Sull’area dove è avvenuto il fatto, informa la Soprintendenza, “è attualmente in corso la gara d’appalto per l’affidamento dei lavori di manutenzione e messa in sicurezza, finanziati con risorse europee nell’ambito del Grande Progetto Pompei, il programma di conservazione e valorizzazione che consentirà, entro il 2015, di risolvere gran parte dei problemi di conservazione dell’intero sito”.

Ma l’area riuscirà a resistere fino a quella data? L’episodio del 4 è l’ultimo dei tanti, il primo, forse il più eclatante proprio per questo, avvenne esattamente tre anni fa, sempre a novembre dell’anno 2010, quando la Schola armaturarum ricadde su stessa. Gli scavi, attualmente, versano in condizioni di estrema precarietà, “Pompei sta cadendo a pezzi”, hanno recentemente denunciato i sindacati Cisl e Uil preoccupati trasversalmente sia per il patrimonio artistico che la salvaguardia dei lavoratori e dei visitatori che ancora oggi viaggiano alla scoperta di Pompei collocando il bene culturale tra i primi luoghi d’interesse in Europa e nel mondo.

Sono Antonio Pepe e Maria Rosa Rosa, i segretari delle sigle sindacali a lanciare l’ennesimo grido di allarme: “Pompei rischia di scomparire definitivamente senza che sia stato mosso un dito per porvi rimedio in questi ultimi anni. Nonostante le continue denunce ed i fondi assegnati, i crolli continuano a deturpare il sito archeologico. È possibile che nessuno si renda conto che tutto ciò mette oltretutto a rischio la sicurezza dei lavoratori e quella dei visitatori?”.
Al di là dei percorsi più noti, oltre queste aree delimitate, l’incuria e lo stato di abbandono sono eclatanti, ma secondo i sindacati “la Soprintendenza resta a guardare”. “I tempi di organizzazione – sottolinea Pepe – sono lunghi e purtroppo inversamente proporzionali ai tempi di deterioramento di un sito archeologico come quello di Pompei”.

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