Napoli, la mappa della camorra dai quartieri spagnoli alla periferia Nord

camorraNapoli – Nella relazione annuale 2012 della Direzione Centrale Servizi Antidroga della Polizia di Stato si apprende che la Campania, sulla media nazionale, ha inciso per il 10,29% per le operazioni antidroga, per il 9,84% per le persone segnale alle Autorità Giudiziarie e per il 6,19% per il sequestro di stupefacenti.

Nella fattispecie, spicca il dato su Napoli e tutta la sua provincia che, sul totale della media regionale, ha una fetta pari al 74,41% per le operazioni antidroga. È evidente, alla luce di quanto riportato, che l’intera provincia napoletana si configura come una delle piazze di spaccio più grandi ed articolate d’Italia. Perfino la percentuale di pregiudicati segnalati è tragicamente elevata, rispetto, addirittura, alla media nazionale.

Questo quadro racconta dell’inscindibile vincolo tra disoccupazione, emarginazione e criminalità organizzata e dei forti interessi dei clan nel traffico di stupefacenti. Di recente, Scampia, il supermercato della droga dell’intera regione e non solo, sta lasciando il testimone della piazza di spaccio al poco distante Parco Monaco di Melito. La causa è meramente utilitaristica: la task force del governo che l’anno scorso ha interessato l’intero quartiere periferico a nord di Napoli ha indebolito, se non, in alcuni casi, debellato, le piazze storiche come le Case Celesti, le Case dei Puffi e i sette Palazzi.

Gli Amato-Pagano, clan defilato degli scissionisti, attivi nella periferia nord di Napoli, hanno trovato in Melito, comune altamente popolato e urbanisticamente unito a Scampia, un’alternativa non distante e con una manovalanza disponibile e fedele, complice anche la parentela dei Pagano con la famiglia Riccio, clan di Melito e Mugnano. Intanto, con lo spostamento degli Amato-Pagano piú a nord, Scampia e Secondigliano sono diventati scenario della contrapposizione tra gli Abete, Abbinante, Notturno, Aprea e i Vannella-Grassi (appoggiati dai Di Lauro), che hanno riportato sotto la propria influenza le piazze di spaccio lasciate dagli Amato-Pagano. Tali eventi hanno contribuito alla configurazione di una nuova geografia criminale nella provincia di Napoli.

Nella relazione semestrale luglio-dicembre 2012 della Direzione Investigativa Antimafia si mappa dettagliatamente il nuovo assetto camorristico in città. Oltre ai clan suddetti, sul fronte dei Vannella-Grassi  sono presenti anche il gruppo Leonardi (già attivo coi Di Lauro negli anni della faida di Scampia) e i gruppi Licciardi, Bocchetti e Lo Russo, attivi nel centro città e in accordo di non belligeranza coi Di Lauro. Il clan Licciardi, nella fattispecie, ha stretto a sua volta alleanze con i Moccia di Afragola, i Mallardo di Giugliano in Campania, i Nuvoletta e i Polverino di Marano di Napoli e con il cartello dei Casalesi. Inoltre, i Licciardi, insieme ai Lo Russo e ai Polverino di Marano, si accordano coi clan Caiazzo e Cimmino, attivi nei quartieri Vomero ed Arenella, per l’attività estorsiva nella parte alta della città.

Nel cuore di Napoli, dal rapporto del Viminale viene fuori che è in espansione il gruppo Mariano dei Quartieri Spagnoli, in alleanza coi Savio e i Ricci dei Quartieri Spagnoli, con gli Elia di Santa Lucia, coi Lepre del Cavone e coi Pesce della zona tra via Salvator Rosa e Piazza Dante. Nel quartiere Sanità emerge il clan dei Vastarella, legato ai Licciardi, a Poggioreale i Casella, mentre si rafforza, soprattutto dopo  la perdita di potere del clan Misso-Sarno, l’influenza del gruppo Mazzarella nei quartieri di San Giovanni a Teduccio, Forcella, Duchesca e Maddalena. Ai Mazzarella si contrappongono i Contini, attivi tra il Vasto, l’Arenaccia, Poggioreale, Ferrovia e San Carlo all’Arena. Singolare, in questo quadro, la presenza nel centro di Napoli, di un gruppo che agisce in completa autonomia, i Montescuro.

Tra Fuorigrotta, Soccavo e il Rione Traiano operano i Baratto, sebbene la maggioranza degli esponenti del clan sia detenuta, il gruppo Zaza, legato ai Mazzarella, i Puccinelli, il sodalizio Grimaldi-Scognamillo e il clan Lago a Pianura, sebbene ridimensionato da alcune incarcerazioni. A Bagnoli è invece attivo il clan D’Ausilio.

Nella zona orientale del capoluogo, abbiamo un ridimensionamento della famiglia Sarno che, a Ponticelli, ha determinato la crescita del gruppo Esposito, costituito in gran parte proprio dai fuoriusciti del sodalizio dei Sarno. Nella zona risulta attiva anche la famiglia Micco, che gestisce lo spaccio per conto dei Cuccaro di Barra, favoriti dalla detenzione di quasi tutti i vertici del clan Aprea.

Questa la cartina disegnata dalla Dia a fine 2012; sebbene durante il 2013 ci siano stati arresti eccellenti (vai all’articolo), dopo quasi un anno la situazione è rimasta pressoché la medesima descritta nella relazione del Viminale: una continua lottizzazione del territorio in una guerra senza tregua tra i gruppi emergenti e i cartelli storici che mina la crescita sociale ed il rilancio economico di una città sempre più alla deriva.

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