Fallimento Deiulemar, per protesta inscenato un corteo funebre a Torre del Greco

crac  DeiulemarNapoli, 12 novembre – Ieri mattina, a Torre del Greco, ha sfilato un corteo funebre senza morto. O, meglio, il morto c’era, ma non si vedeva. In processione circa trecento obbligazionisti della Deiulemar Compagnia di navigazione S.p.a., la società armatoriale fallita lo scorso anno e nella quale quasi tredicimila persone hanno investito oltre 720 milioni di euro. Ribattezzata da “Il Sole 24 ore” la “Parmalat del mare“, la vicenda della Deiulemar racchiude in se’ quanto di più tristemente prevedibile da una truffa eseguita ad opera d’arte. Lo scorso anno, a causa di un buco patrimoniale di circa 800 milioni di euro, la compagnia viene dichiarata fallita.

Per anni, gli abitanti di Torre del Greco e Monte di Procida avevano versato, tramite titoli obbligazionari, i propri risparmi nelle casse della società, arrivando ad accumulare un tesoro pari a 670 milioni di euro. La pratica di risparmiare danaro investendolo in obbligazioni è un’antica usanza marittima: in pratica, i risparmiatori fungevano da vera e propria banca per gli armatori. Per oltre trent’anni i soldi giungevano in somme ingenti nelle casse della Deiulemar. Tentate da un tale tesoro, le famiglie Iuliano, Della Gatta e Lembo, eredi dei tre fondatori della compagnia, avevano cominciato a tessere una complessa trama societaria, fatta di scissioni all’estero e di scatole cinesi per depredare la compagnia dei beni. Complice dell’imbroglio, l’assoluta deregolamentazione dei titoli obbligazionari: bastava fare un versamento allo sportello della società nella piazza del paese ed avere in cambio una ricevuta. In buona fede, i risparmiatori, per la maggioranza dipendenti della compagnia, credevano i propri soldi al sicuro. Dal canto suo, la Deiulemar, che aveva sì delle obbligazioni regolari sul mercato ma per soli 40 milioni di euro, incamerava il denaro in conti paralleli, come hanno poi scoperto le Procure di Torre Annunziata e di Roma dopo il crac.

Il tutto è stato possibile grazie alla costruzione, iniziata nel 2005, di complesse architetture societarie. Si comincia con il conferimento delle navi alla Deiulemar Shipping, controllata al 100% dalla lussemburghese Poseidon International S.a., cui, nello stesso anno, la Deiulemar Compagnia di navigazione S.p.a. cedeva la propria partecipazione. A sua volta la Poseidon International era controllata da altre tre lussemburghesi: la Sbf S.a., la Azzurro S.a. e la Hamburg International S.a. Queste facevano capo ad ulteriori società: la Sbf controllata al 100% da una società di Madeira, la Prothinny Financieira Lda, a sua volta controllata da un trust che si chiama Bigei. Stessa cosa valeva per Azzurro S.a., controllata da Arcobaleno, e per Hamburg International S.a., controllata da Marco Polo.

E’ un gioco da ragazzi per gli inquirenti scoprire che dietro questi schermi societari si nascondevano Pasquale e Micaela Della Gatta (Bigei), Filippo e Leonardo Lembo (Azzurro) e Giovanna Iuliano (Marco Polo), ossia la seconda generazione dei fondatori della compagnia di navigazione torrese. E ancora, nei tre anni successivi le navi vengono utilizzate per ottenere credito dal sistema bancario, in più viene montata un’opzione call (opzione che da’ diritto ma non obbligo d’acquisto di un titolo, ndr) che porta un’altra azienda, la Poseidon Finance S.a., a rilevare per 150 milioni il 100% di un’altra finanziaria di Madeira, la Taggia LXVII, controllata da tre trust: Giano, Capital Trust e Gilda, rispettivamente riconducibili ad altri membri delle tre famiglie: Giuseppe Lembo, Lucia Boccia e Michele Iuliano. L’obiettivo di quest’operazione era di ottenere il controllo della lussemburghese Lemain S.a. che aveva a propria volta il controllo della Deiulemar Holding, cui risalgono le altre attività del gruppo (immobiliari, alberghiere ed energetiche).

Questa la triste vicenda che ieri mattina, in piazzale Buon Consiglio a Torre del Greco, ha riunito in un corteo funebre i risparmiatori frodati, traditi dalla cinica brama di danaro degli armatori della Deiulemar. Uno striscione accompagnava il corteo: “Torre del Greco è stata ammazzata e nella fossa comune abbandonata”, a ricordare che, in questa vicenda, chi ci ha rimesso di più è l’economia di un intero paese.

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