Il Cavaliere lancia avvertimenti al suo partito ed al governo, a rischio le larghe intese

silvio berlusconiRoma, 13 novembre – La spaccatura interna al Pdl si è ormai aggravata a dismisura a pochi giorni dal Congresso nazionale. Due giorni fa Silvio Berlusconi ha avuto un incontro con i “baby falchi”, organizzato da Daniela Santanchè nella nuova sede romana di Forza Italia.

Il Cavaliere parla chiaro ai suoi giovani discepoli: è preoccupato per la sua decadenza e, nel caso questa sarà votata, sarà la fine per il governo delle larghe intese. Lancia anche degli avvertimenti rivolti al suo partito, soprattutto a coloro che hanno provocato la spaccatura.

Ecco le parole di Berlusconi: “Da noi ci sono i cinque ministri che amano fare i ministri, ‘diversamente’, ci sono i senatori che godono del titolo nobiliare di senatori che, dopo sette mesi, temono di non essere rimessi in lista. Tutto è comprensibile. Immaginate il dolore che mi attanaglia, faccio di tutto per tenere uniti i moderati da vent’anni, che sono la maggioranza. Poi arriva sempre qualcuno che divide”, aggiungendo: “È incredibile che un partito alleato al governo con noi voglia far fuori il leader di questo partito. Come possono chiedere ai nostri ministri e ai senatori di continuare a collaborare al governo quando loro si rendono responsabili di un assassinio politico, dell’omicidio politico del leader del Pdl. Vogliono eliminare chi è stato un ostacolo per vent’anni alla presa definitiva del potere da parte della sinistra”.

Dopo questa ‘tirata di orecchie’ del Cavaliere, il vicepremier Alfano tenta di mediare con un post su Facebook, in cui scrive: “Grazie a una grande intuizione di Berlusconi abbiamo iniziato a partecipare a questo governo, siamo stati chiamati a ricoprire responsabilità e abbiamo ottenuto molti risultati importanti. Ma ci siamo resi conto di cosa combinerebbe la sinistra senza di noi: Saccomanni vorrebbe ridurre ancora di più l’uso dei contanti, l’immigrazione alle frontiere sarebbe di sicuro diversa e sulla questione ‘casa’sono certo che, se non ci fossimo noi, ci sarebbe una aggressione alla proprietà”.

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