La Campania dei veleni tra polemiche e inchieste giornalistiche, ma è un #Fiumeinpiena a rompere gli argini

bevi napoliNapoli, 18 novembre – Napoli è una città che si risveglia dal torpore, dopo anni di silenzio e indifferenza e le coscienze di ognuno sono scosse dalla forza dirompente di un popolo arrabbiato e indignato, un #fiumeinpiena che ha deciso di fare rumore per far parlare, discutere, litigare, ma tutto solo affinché si agisca e subito per fermare il biocidio in Campania. Quello appena trascorso è stato sicuramente un week end in cui i riflettori sono stati puntati sul territorio campano devastato dall’inquinamento e in cui le polemiche non sono mancate sia per la manifestazione che ha visto oltre 70mila persone in corteo per le strade di Napoli in difesa della Terra dei Fuochi, sia per la pseudo inchiesta dell’Espresso “Bevi Napoli e poi Muori”.

L’Espresso aveva anticipato parte dell’inchiesta on line il giorno prima dell’uscita nelle edicole del settimanale. L’esclusiva annunciata è stata boicottata invece dal giornale Il Mattino che ha prontamente pubblicato i documenti originali dei dati relativi al dossier sulle analisi ambientali, realizzato dal comando dell’Us Navy di Napoli a cui l’Espresso faceva riferimento. “Oltre due anni di esami – dal 2009 al 2011 – costati 30 milioni di dollari, per capire quanto fosse pericoloso vivere in Campania per i militari americani e le loro famiglie” Secondo l’Espresso “le conclusioni sono state rese note da diversi mesi e sostanzialmente ignorate dalle autorità italiane”. È su questo punto che si innesca la polemica. La notizia è vecchia e i documenti sono reperibili on line e principalmente i dati sarebbero falsati, perché riferiti al periodo in cui a Napoli c’era l’emergenza rifiuti e anche nelle strade del centro la qualità dell’aria era condizionata dai roghi dei cumuli di spazzatura che inondavano la città.

È sicuramente la politica ad essere punta nell’orgoglio, chiamata in causa per la risoluzione del problema di Terra dei Fuochi, ma che soffre della non riconoscenza per il lavoro già svolto in questi anni. Forse non è stato abbastanza. Il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, nella giornata di ieri, riferendosi alla manifestazione #fiumeinpiena di sabato, ha scritto sul suo profilo facebook: “Leggo i giornali, rivedo le immagini il giorno dopo questa grande iniziativa, “Fiume in piena”. Una giornata che ha contribuito a svegliare le coscienze, una straordinaria mobilitazione che deve lasciare un segno. Deve esserci un seguito, il rischio è perdere una occasione. Adesso con più determinazione deve continuare il confronto sui dati, sulle cose da mettere in campo. Nessuno deve sottrarsi alle proprie responsabilità. […]Le istituzioni – prosegue Caldoro che in un altro punto ha precisato che oggi le istituzioni ci sono – devono rispondere con efficacia e trasparenza. Per me e la mia giunta questa sfida rappresenta una priorità e lo posso dire a voce alta. Lo abbiamo dimostrato con le iniziative e con le risorse messe in campo, non oggi, ma dal primo giorno, quando anche l’attenzione mediatica era minore. In alcuni momenti ci siamo sentiti soli a combattere per trovare le prime risorse per le bonifiche e per i controlli sui prodotti ma in particolare per la salute dei cittadini. Prima di noi nessuno lo aveva previsto”.

“Acqua contaminata, con tracce pericolose di uranio. Gas velenosi che escono dal suolo. Il rapporto completo dei militari Usa sui rischi dei rifiuti tossici in Campania. Che concludono: Nessuna zona è sicura, nemmeno nel centro di Napoli”. Da queste accuse sigillate sulla copertina dell’Espresso si difendono politici e cittadini che si sentono offesi innanzitutto per la forzatura del titolo che fa un gioco di parole sulla celebre frase si Goethe “Vedi Napoli e poi muori”, che con questa frase esprimeva la sua più profonda ammirazione per la città, perché visitare Napoli rappresenta l’appagamento totale di ogni desiderio.

“Sostengono che in tutta la regione bisogna usare soltanto acqua minerale per bere, cucinare, fare il ghiaccio e anche lavarsi i denti”. Per queste affermazioni il comune di Napoli ha dovuto rassicurare la cittadinanza con un comunicato stampa: “L’amministrazione vuole rassicurare le cittadine e i cittadini sulla qualità dell’acqua erogata a Napoli, la quale risulta controllata e potabile”.

La politica si deve difendere anche dagli attacchi mediatici, perché denigrare Napoli equivale in qualche modo a denigrare l’operato di chi governa questa città. L’Espresso, con la sua copertina, “Bevi Napoli e poi muori”, volutamente offensiva, approfitta delle circostanze del momento in cui è alto il riscontro mediatico sulla questione inquinamento ambientale in Campania, perché focalizza l’attenzione dell’Italia sulle dichiarazioni del pentito Schiavone. Si innesca per forza di cosa un susseguirsi di reazioni che altro non hanno fatto che il gioco dell’Espresso, che ha attirato volutamente l’attenzione su di se. Una operazione di marketing ben studiata, su questo non c’è dubbio.

La reazione più incisiva è giunta ovviamente dal primo cittadino, Luigi De Magistris: “Una copertina vergognosa che merita una risposta immediata – ha commentato De Magistris, che ha inoltre annunciato che nella delibera che sarà firmata nelle prossime ore con cui si da mandato all’Avvocatura comunale di agire per vie legali, l’amministrazione chiederà un miliardo di euro di risarcimento – un attacco premeditato contro Napoli, il titolo è diffamatorio. Quella copertina è peggio di un proiettile”.

Lascia un commento

4 + sette =

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.