La Camera boccia la mozione di sfiducia ai danni della Cancellieri, salvi sia la ministra che le larghe intese ma il PD si spacca

annamaria cancellieriRoma, 20 novembre – La Camera ha bocciato la mozione di sfiducia individuale ai danni del ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri.

La mozione è stata presentata dal Movimento 5 Stelle in seguito alla vicenda Ligresti, in cui attraverso alcune intercettazioni sarebbe trasparito un interesse per il caso non proprio imparziale da parte della guardasigilli. La vicenda era comunque di natura esclusivamente politica, dato che la Procura di Torino non ha ritenuto opportuno iscrivere la ministra nel registro degli indagati.

Ieri, durante l’assemblea dei democratici, il premier Enrico Letta ha dichiarato: “Sarò molto breve, il voto di sfiducia di domani è una sfiducia al governo“, blindando così il caso Cancellieri.

Si è difesa così la ministra oggi in aula: “Da parte mia nessun inconsueto zelo né una anomala tempestività, ma una ordinaria attività di prevenzione come dimostra la scansione temporale degli avvenimenti. Respingo con assoluta fermezza il sospetto che esista una giustizia di classe che distingue fra cittadini di serie A e B, fra ricchi e poveri. Respingo visioni preconcette di colpevolismo ad ogni costo, non ho mai mentito né a magistrati né al parlamento. Ho affrontato questi giorni da persona libera e da persona forte, perché non ho contratto debiti di riconoscenza verso nessuno, e con la profonda convinzione di aver agito sempre con assoluta fedeltà e lealtà nei confronti delle istituzioni“.

La mozione è stata respinta a gran maggioranza, con 405 voti contrari, 154 a favore e 3 astenuti. Hanno votato per la sfiducia M5S, Sel, Lega e Fratelli d’ Italia, hanno votato contro Pd, Forza Italia, Scelta Civica e Nuovo Centrodestra.

Così l’incarico della Cancellieri è salvo, e per il momento anche il governo delle larghe intese. Ma all’interno del Pd non sono mancati malumori.

Dichiara oggi Civati: “Mi unisco al Pd per rispetto della disciplina di partito, come del resto tanti parlamentari della cui posizione tanto si è discusso oggi in Aula. Lo facciamo restando convinti delle nostre ragioni, anche se devo confermare il mio disagio dei giorni scorsi”, aggiungendo in una nota: “Ieri, da Letta, l’ennesimo ricatto. Non mi riconosco in questo Pd che considera interesse superiore tutto eccetto quello che importa alle persone”. Si uniscono al dissenso di Civati anche Gentiloni, Cuperlo e la Marzano.

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