Camorra e aldilà, un paradiso per le pompe funebri controllate dai clan

tombaNapoli, 26 novembre – Quello del caro estinto, nel corso degli anni, si è trasformato in un vero e proprio giro di affari molto ambito da imprenditori spregiudicati e clan camorristici.

Risale al 24 novembre scorso la denuncia dei carabinieri sporta contro tredici imprese funebri site a Napoli e provincia per l’inadempienza contro l’esibizione delle tabelle prezzi, mancanza titoli di formazione personale e inosservanze igienico-sanitarie circa la tenuta dei carri funebri in locali non adeguati. Per una di queste è stata sospesa l’attività.

Solo nell’ultimo anno sono numerose le notizie di cronaca che riguardano questo settore, talvolta perfino surreali come quella del passato agosto quando le esequie sono state ritardate di un’ora in attesa di un carro funebre e di un vero autista dato che quello in arrivo, fermato dalle forze dell’ordine per un normale controllo, era risultato essere senza patente.

Del giugno del 2013 l’operazione contro il clan camorristico dei Moccia condotta dai Carabinieri di Casoria dove è stato scoperto un vero e proprio monopolio camorristico nel settore delle onoranze funebri cui sono seguiti arresti e le indagini della Direzione distrettuale antimafia.

Che il settore delle onoranze funebri sia un campo di battaglia a colpi di defunto lo si evince dall’ indagine del luglio del 2012 condotta dalla squadra mobile della Questura di Napoli dove sono state coinvolte 45 persone tra dipendenti cimiteriali, medici legali, titolari e dipendenti d’imprese funebri, accusate di essere coinvolte nel cosiddetto racket delle pompe funebri. Quello dei parenti in balia della lotta tra le ditte funebri allertate da sentinelle-infermieri compiacenti è una situazione risaputa da lungo tempo e che solo nel luglio del 2012 è stata portata alla luce. L’aggettivo di sciacalli sembra non destare nessun timore a quelle persone che si pongono quale tramite con le agenzie funebri proponendo il pacchetto-esequie nel momento del dolore di coloro che hanno visto terminare l’esistenza del proprio caro, dove la lucidità è più labile e dove il risparmio non sempre viene tenuto in primo piano.

Il marketing delle imprese funebri sta cercando di trovare nuove soluzioni sfruttando situazioni delicate come quella della Terra dei fuochi. A novembre del 2012 è apparso nella provincia Frattamaggiore (Napoli) un manifesto pubblicitario con l’immagine di un bidone di rifiuti tossici e con la scritta “ Non fateci fare gli straordinari – No ai roghi tossici” che forse nelle intenzioni del titolare dell’impresa del posto voleva al tempo stesso dare un segnale forte ai politici. Ma si arriva al limite quando nel giugno 2013 sul manifesto pubblicitario di una ditta funebre di Afragola ne è stato sovrapposto un altro con frasi diffamatorie circa l’operato della ditta i cui titolari hanno presentato una denuncia contro ignoti presso le forze di polizia locali.

La frase tratta dalla livella di Totò è quella più emblematica di questo argomento: “[…]Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive: nuje simmo serie…appartenimmo à morte!”

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