In attesa del direttore generale continuano i crolli agli scavi di Pompei

PompeiPompei – “Entro il 9 dicembre nomineremo il direttore generale del progetto #GrandePompei, per realizzare al meglio tutti gli interventi necessari”. È così che Massimo Bray, ministro dei Beni culturali e del Turismo, via Twitter, ha lanciato una data che potrebbe cambiare il destino di Pompei sito archeologico patrimonio dell’UNESCO che continua a sgretolarsi sotto gli occhi del mondo. Gli ultimi crolli risalgono proprio al primo dicembre scorso quando sono franati il muro di una bottega in via Stabiana ed una parte di intonaco della Casa della Fontana piccola.

La Soprintendenza minimizza gli accaduti garantendo che i lavori di ripristino sono già stati programmati e dal portale web indica chiaramente che, per il “Grande Progetto Pompei”, nato per la tutela e la valorizzazione dell’Area archeologica di Pompei, sono prossimi alla messa in sicurezza: la Regio VI (il 6 dicembre), la Regio VIII (il 9 dicembre), la Regio VII (l’11 dicembre). Sono in corso i lavori di restauro di 5 Domus.

Ma la figura del direttore generale, a cui sarà dato l’arduo compito di mobilitare i 105 milioni di euro finanziati dall’Unione Europea, è sempre più urgente, serve un nome a cui sarà abbinata una squadra di lavoro che corra ai ripari: messa in sicurezza, consolidamento e rilancio degli scavi archeologici. Necessarie le grandi manovre, ma Pompei si sta sbriciolando perché da troppo tempo la manutenzione ordinaria è stata trascurata, ha riferito Antonio Pepe, rappresentante della Cisl degli Scavi. “Non è giustificabile il fatto che negli scavi di Pompei al momento siano disponibili solo tre operai. Vista l’urgenza della situazione – ribadisce Pepe – la Soprintendenza potrebbe spostare su Pompei il personale specializzato in restauri di cui dispone in altri siti riorganizzando i servizi, per fare fronte all’emergenza, come sollecitato da tempo”.

E intanto su Twitter non sono mancati i cinguettii ed è tornato attuale anche il commento del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che riferendosi al crollo della Domus dei Gladiatori, avvenuto nel 2010, disse: “È una vergogna!”. Allora furono chieste le dimissioni di Sandro Bondi, titolare del dicastero, ed anche in questa occasione c’è chi ha suggerito a Bray di farsi indietro. #GranaPompei è l’hastag di risposta che è corso nel web in contrapposizione a #GrandePompei.

“Siamo il Paese che ha i più alti costi della politica e lasciamo crollare a pezzi Pompei”, il Tweet di Mauro, riportato da Repubblica.it, “Tranquilli abbiamo il principe Emanuele Filiberto”, scrive Mauix78. “Cave canem e in bocca a lupo”, conclude Mario ideatore di Grana Pompei.

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