La “razza”, uno sbaglio antropologico. Nemmeno Mandela ha cambiato le cose?

mandelaDal 5 dicembre 2013 ad oggi dovrebbero essere cambiate tante cose. Proprio ieri, non parliamo di mesi fa ma di pochi giorni, l’umanità ha pianto la scomparsa di Nelson Mandela, uno dei leader più carismatici ed attenti dal secondo dopo guerra. Come dovrebbe sempre accadere quando un grande uomo lascia questo mondo la sua eredità dovrebbe essere divisa ed accettata con ancora più forza, quella derivante dal ricordo, da tutta l’umanità. Ovviamente in queste righe non ci si riferisce a grandi tesori o multiproprietà ma ad un motore capace di cambiare e fare la storia: l’idea.

Un messaggio da recepire, una lotta durata 95 anni, da quando Mandela è stato messo al mondo fino al giorno del suo decesso, contro l’egemonia coloniale, contro il razzismo ed i soprusi dei paesi industrializzati sui popoli sottomessi.
Ancora oggi in un servizio del Tg2 alcune persone sono state intervistate, negli Stati Uniti, per sondare l’opinione generale riguardo la morte del leader sudafricano. La maggior parte degli intervistati, pur esprimendo parole d’encomio per Mandela, ha utilizzato termini antropologicamente e culturalmente scorretti ed arretrati come “razze” o “diversità tra le varie razze“.

Mandela ha ormai lasciato questo mondo, eppure in pochi hanno colto il profondo significato della sua lotta. Il mondo è passato attraverso grandi leader che hanno enfatizzato l’importanza delle minoranze etniche, come esempio lampante abbiamo Martin Luther King, eppure le persone comuni continuano a riferirsi alle etnie intendendole come “razze”.

“Per molto tempo per definire le differenze fisiche tra gruppi umani si è fatto ricorso alla nozione di razza. La razza è un termine della zoologia, una categoria tassonomica propria dello studio delle specie animali, che a partire dal XVIII secolo è stata estesa all’analisi della specie umana”. E’ questa una citazione tratta dal libro “Cultura” di Pasquinelli e Mellino, due antropologi di grande spessore che hanno analizzato il concetto di razza. In questo passo, tratto dal primo capitolo, si mette immediatamente in evidenza come il termine razza sia originariamente nato dalla zoologia e che possa essere utilizzato soltanto nei confronti degli animali. Difatti il libro si riferisce alla “specie umana”, il che lascia immediatamente intendere una certa unità e distinzione tra il mondo animale e quello umano.

Il termine razza è scorretto ed offensivo se rapportato agli uomini, anche quando si sta cercando di parlare bene di qualcuno. Questi erano i principi di insegnamento di uomini come Mandela, eppure a pochi giorni dalla sua morte e 60 anni dopo la decolonizzazione, circa 80 anni dopo la distruzione dei regimi dittatoriali e la fine in Europa delle leggi razziali ancora la comunicazione non si è evoluta.

E’ anche compito dei mezzi di comunicazione come il nostro fare chiarezza anche perché vanno contro tutti gli insegnamenti che i grandi del passato hanno tentato di trasmetterci. Rivedere il vocabolario ed usare parole come “etnia” è fondamentale soprattutto per il futuro di quelle minoranze che per anni sono state distrutte, economicamente e fisicamente, dalla parola “razzismo“. Allora ascoltando in televisione quelle interviste si potrebbe pensare: Mandela ha fallito. Il leader sudafricano, nonostante la sua lunga vita, ha vinto soltanto una misera battaglia, un caso isolato nella storia che non riesce a lasciarsi dietro nemmeno una parola tanto banale quanto scorretta. La sue idee e la sua eredità sono andate perdute, dietro di lui lascia un’Africa finalmente libera soltanto nella forma, perché nella sostanza non lo è mai stata.

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