Intervista a Francesco Floro Flores sullo Zoo di Napoli, lo stato dei lavori tra progetti e preoccupazioni

DCIM100MEDIANapoli, 16 dicembre – NapoliTime ha incontrato Francesco Floro Flores per visionare lo stato dei lavori dello Zoo. Molto solare e disponibile, l’imprenditore partenopeo ha illustrato tutte le fasi delle opere fin qui realizzate. Tanto entusiasmo, ma altrettanta preoccupazione per i tempi che impongono la presentazione di quanto svolto per il rinnovo della licenza.

Ad oggi l’ingresso è stato totalmente ripristinato conservando e rivalorizzando l’architettura degli anni quaranta, epoca della sua inaugurazione, grazie al reperimento delle foto dell’epoca dagli archivi storici. Anche la zona verde dell’entrata è stata sistemata con la potatura delle alte palme e la semina del prato che a breve spunterà. Sul lato destro, prima incolto e trascurato, è stato creato un parco giochi per i bambini con tappeto erboso e proseguendo verso le ex gabbie delle scimmie sarà creato uno spazio di studio dove gli universitari potranno usufruire del servizio WIFI con le gabbie riutilizzate in un museo virtuale.

Alla struttura sono stati aggiunti i bagni per il pubblico, un tempo assenti, con l’accesso per i disabili. Da sottolineare che il sistema idrico era fatiscente ed in amianto pertanto si è dovuto provvedere alla sostituzione con una spesa di circa 20mila euro.

Il lago degli uccelli è in fase di ripristino, è stato ripulito e tra poco verrà disposta della sabbia bianca sulla riva, le piante acquatiche sono state potate ed il ponte verrà rivestito interamente in legno. I volatili saranno inseriti in questo ecosistema e come in natura avranno la possibilità di ricavare il proprio spazio. Al centro del lago si trova l’isola da dove i lemuri, attraverso un ponticello, potranno giungere al loro ricovero sulla sponda del lago.

La fattoria ubicata sul lato sinistro dell’ingresso segnerà l’inizio del percorso di visita al parco, per la sua vastità avrà delle piazzole con le specie animali tipiche ed un viale ampio per la sosta e il camminamento. Al termine di quest’area si trovano l’angolo ristoro ed il laboratorio ecologico, dove con un team di esperti biologi, le scolaresche potranno apprendere la vita animale.

Previsto un grande compost, dove sfruttando il letame degli animali si potrà produrre il terriccio per i giardini, e delle installazioni per l’energia fotovoltaica.

Il parco avrà tre livelli, come da sua esistente planimetria, sul primo, collocato nella posizione più in alto, quella che costeggia via Terracina, verrà ricreato l’ambiente della savana. Affacciandosi sul secondo livello si potranno vedere il settore delle tigri, senza dare fastidio agli animali. Nell’ampia zona di circa tremila metri quadri inizieranno i lavori che comprendono la creazione degli spazi con acqua e la realizzazione di alte strutture contenitive ricoperte da vegetazione con punti di osservazione, per non arrecare disturbo gli animali. Questi lavori dovranno concludersi tra marzo o aprile

Il rettilario sarà sistemato a breve, ispirato al modello di Barcellona, il colore dominate sarà il blu scuro con spazi riscaldati per i rettili ed iguane.

Gli orsi bruni, guariti dalle infezioni agli occhi e nutriti secondo la loro dieta onnivora, verranno alloggiati nella struttura esistente dove sono in programma lavori di ampliamento che prevedono un’unico grande spazio con vasca ricavata dall’abbattimento dei due muri, dove si trovavamo gli orsi polari e gli orsi dal collare, oggi non più presenti. Al posto delle foche ci saranno le lontre, i simpaticissimi mustelidi.

Colpisce la passione con la quale Francesco Floro Flores descrive il progetto presenziando personalmente al controllo dello stato dei lavori, con l’attenzione a tutti i vincoli normativi sia per gli animali che per il pubblico.

Simpatica l’idea del braccialetto elettronico dove si potrà attivare l’ascolto della spiegazione sulle caratteristiche dell’animale attraverso il cartello multimediale posto davanti alla gabbia. Previste, inoltre, webcam che riprenderanno ogni animale, mediante il sistema, abbonandosi al sito dello zoo, i bambini potranno vedere da casa il loro animale preferito partecipando in questo modo ai costi di gestione della struttura.

Quando la passione è unita ad una sana imprenditoria il risultato non può che essere ottimo.

Come mai ha deciso di investire nello Zoo?

“Perché nessuno ha voluto investire nello Zoo di Napoli? Qual’è la motivazione? Perché è facile pensare che tu avevi l’accordo con qualcuno, lo hai fatto sottobanco e ti sei preso lo Zoo. La verità è che tutti gli investimenti patrimoniali e immobiliari che stiamo facendo ricadono su una proprietà che è del Comune di Napoli. E chi investe due o tre milioni di euro su un patrimonio che domani ti sfittano e ti mandano a casa? Questo è il motivo fondamentale. Io sono molto grato, nel senso che io devo essere convinto di un investimento patrimoniale che sto facendo su un sito che è del Comune di Napoli e quindi dei napoletani, sia tale da consentirmi un rientro economico. Nessuno ci crede! Un altro aspetto fondamentale per il quale nessuno ha voluto investire nello Zoo di Napoli, ma non è che io sia il benefattore, ma che penso che industrialmente ci possa essere un ritorno, è che questo Zoo costa centomila euro al mese. Fra dipendenti, ne abbiamo assunti 15, anche tre veterinari per dare la continuità medica agli animali, abbiamo assunto degli esperti da Roma per la parte scientifica, dei consulenti per quanto riguarda tutta la parte informatica e di amministrazione. Per noi ad oggi il costo dello Zoo è di centomila euro al mese, moltiplicato per dodici è un milione e duecentomila euro”.

Come si è proceduto circa l’assegnazione dei lavori?

“Ad oggi abbiamo commissionato ad imprese campane lavori per un budget di 50mila massimo 100mila euro in modo che il nostro milione e mezzo fosse distribuito tra una quindicina di imprese in modo tale da creare anche lavoro su Napoli. Ma il motivo di fondo è che questi investimenti non possiamo non farli, ci sono degli oneri, delle prescrizioni sullo Zoo in questo momento quali: Procura della Repubblica, Asl, Ministero dell’Ambiente , c’è una serie di enti che ci obbligano a fare questi investimenti perché altrimenti lo Zoo perde la sua potenzialità e la sua licenza. Quindi, se anche volessi fare il furbo e non volessi fare questi investimenti, per tutte le serie di prescrizioni e coscrizioni che ci stanno, siamo obbligati a farli sennò lo Zoo chiude perché qualcuno, in buona fede o cattiva fede, ci potrebbe dire che lo Zoo è tale da non poter rimanere aperto. Io sto facendo le corse contro il tempo, perché lo Zoo deve avere il rinnovo della licenza dal Ministero, quindi se non faccio presto, se non sono convincente, corriamo il rischio che ci chiudano lo Zoo nonostante gli sforzi che stiamo facendo”.

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