La salute prima di tutto ma in tempo di crisi gli italiani rinunciano a curarsi

salute-crisi-economica“La salute è la prima cosa”. Per molti questo è più che un modo di dire, o meglio lo era fino a poco tempo fa. A determinare il crollo delle certezze sono gli effetti di una profonda crisi economica, che ha determinato una vera e propria inversione di tendenze. La situazione d’emergenza ha costretto gli italiani a rinunciare a prestazioni sanitarie, visite mediche, interventi chirurgici o all’acquisto di farmaci negli ultimi dodici mesi, nonostante ne avessero bisogno. Ad evidenziarlo è l’indagine multi-scopo “Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari“, realizzata dall’Istat con il sostegno del Ministero della Salute e delle Regioni.

Il report, pubblicato il 24 dicembre 2013, fa il quadro sulle condizioni di salute della popolazione, l’utilizzo di prestazioni sanitarie ed eventuali rinunce, il livello di soddisfazione dei cittadini per l’assistenza sanitaria. Le stime si basano su dati relativi ad informazioni raccolte nei mesi che vanno da Settembre a Dicembre 2012, che sono state confrontate con quelle dell’anno 2005.

Nel 2012 i due terzi della popolazione hanno riferito di stare bene o molto bene e il 7,7% di stare male o molto male. Il 14,8% ha dichiarato di avere almeno una malattia cronica grave, il 13,9% multicronicità (3 o più malattie croniche). Tra le donne prevale una condizione di multicronicità, tra gli uomini le malattie croniche gravi.

Le disuguaglianze sociali sono aumentate notevolmente, soprattutto tra gli anziani. Gli over 65 del Sud risultano essere la fascia più vulnerabile, in particolare se hanno risorse economiche scarse o del tutto insufficienti. Ad aumentare è anche il divario territoriale. Al Sud le condizioni sono peggiorate ulteriormente.

A peggiorare è anche lo stato di salute psicologica, principalmente per i residenti al Sud e per le donne di età compresa tra i 45 e i 64 anni, che ancora tentano di entrare nel mercato del lavoro. In netto calo sono anche le visite mediche,  quelle odontoiatriche si sono ridotte del 23%. L’11,1% della popolazione ha dichiarato di aver rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria erogabile dal Servizio Sanitario Nazionale, nonostante fosse necessaria. Una persona su due per motivazioni di natura economica. Nel dettaglio, si nota inoltre un incremento delle visite geriatriche e psicologiche. Le visite mediche per la prevenzione aumentano solo per chi non ha problemi economici.

Il livello di soddisfazione per il Sistema Sanitario Nazionale resta apparentemente stabile rispetto al 2005. Il voto medio si aggira intorno alla sufficienza. In realtà i soddisfatti aumentano al Nord ma diminuiscono esponenzialmente nel Mezzogiorno.

Se la recessione risulta essere finita, è chiaro dunque che i suoi effetti non lo sono affatto. E sono gli italiani che non possono curarsi a farne le spese.

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