Elisabetta dagli occhi blu

Coffee-BreakCoffee Break, I Racconti di NapoliTime

Mi stavo godendo l’ultima serata dell’anno, stravaccata sul divano , coi piedi sul tavolo da fumo avvolti in un plaid caldissimo, la tv accesa su un film che io e Marco avevamo serbato proprio per una serata speciale, e questa lo era per definizione. La luce soffusa in salotto, dolcemente intercalata dalle lucine dell’albero di natale donava alla stanza un senso di piacevole calore, lo stesso che sentivo in quella serata, felice accanto al mio amore. Unico neo che a volte mi distraeva dalla beatitudine,  arrivava dal fatto che proprio quella sera ero reperibile e l’ultimo dell’anno  presenta sempre situazioni a rischio, ma proprio non volevo pensarci. Ero una dottoressa fresca di laurea e la gavetta mi imponeva la reperibilità quella notte ma era tutto troppo perfetto per poter essere guastato da pensieri fastidiosi e, stretta a Marco,  cominciammo a guardare il film. Lo champagne  (si, proprio lo champagne) in fresco per brindare alla nostra nuova avventura: la convivenza, il lavoro finalmente fisso, il nostro legame sempre più dolcemente solido.

Alla fine del primo tempo, arrivò, invece, la telefonata, quella che non avrei mai voluto. C’era stato un brutto incidente alle 4 strade, zona sud della mia città, uno scontro frontale, auto capovolta in un fosso, feriti… dovevo andare.

Maledicendo per un attimo il mio faticoso mestiere, mi vestii, presi l’occorrente, raggiunsi l’ospedale e insieme all’ambulanza arrivai sul posto. La scena che mi si parò davanti era tremenda, ancora non ero abituata agli odori, né al caos conseguenti gli incidenti. Mi avvicinai alla pattuglia di polizia, qualificandomi e cominciai a prestare soccorso a una coppia di coniugi non troppo malmessa, affidandola subito agli infermieri. Chiesi dove fosse il conducente dell’altra auto, quella nel fosso, e mi venne detto, con noncuranza quasi, che si trovava ancora all’interno dell’auto e che stavano aspettando i vigili del fuoco. Scesi giù per il pendio, smagliandomi le calze, graffiandomi le gambe e raggiunsi il rottame. All’interno giaceva una giovane signora bionda i cui capelli uscivano dal finestrino riflettendo mansueti il chiarore della luna. Si lamentava sommessamente, presi la torcia e cercai di capire la situazione in mezzo all’airbag sparato, ai vetri rotti, agli oggetti capovolti. Una ruota posteriore, girava a vuoto sinistramente. La giovane donna si voltò verso di me, i suoi occhi blu erano nitidi nonostante l’oscurità e anche il rivolo di sangue che le usciva dalla bocca sembrava una scia di velluto rosso in quel buio irreale. Le presi il polso che percepii debolissimo; molto di più in quel momento non potevo fare, quindi mi sdraiai accanto a lei, tenendole una mano sulla fronte, cercando di pulirle il viso. Rantolava, mi guardava coi suoi occhioni col rimmel colato a causa delle lacrime che piano scendevano andando a confondersi col sangue. Io cercavo di tranquillizzarla, le parlavo piano, la accarezzavo, ma sapevo che, pompieri o no, le restava poco da vivere.

I suoi occhi, nei pochi minuti che intercorsero dalla vita al mistero della morte, si fecero sempre più opachi e spirò stringendomi forte la mano e sussurrandomi un grazie.

Tornai a casa all’alba, stravolta dalla atroce esperienza, dalla stanchezza e dal senso di perdita fortissimo. Dai documenti scoprii che si chiamava Elisabetta, aveva 39 anni e stava tornando dal lavoro per raggiungere la famiglia che la stava aspettando per festeggiare.

Nei mesi seguenti, la vicinanza di Marco e la solidarietà dei miei colleghi, riuscirono a mitigare un po’ la mia amarezza eppoi nonostante tutto e per fortuna la vita va avanti, altri pazienti da curare, la casa da finire di arredare, la quotidianità mi aiutò a ritrovare la mia normalità.

Stasera, ultima sera dell’anno, sono di nuovo qui con Marco, placidamente acciambellata sullo stesso divano, con lo stesso film dell’anno prima, abbandonato al finire del primo tempo e che non avevamo più guardato, con lo stesso champagne in frigo che dallo scorso anno non abbiamo più aperto, con lo stesso calore diffuso in tutto il salotto. La differenza è che quest’anno non sono reperibile, sono in maternità e a marzo darò alla luce una bambina. La chiamerò Elisabetta, anche se non dovesse avere gli occhi blu. La magia del ciclo della vita è anche questa in fondo, anche perché il suo ultimo grazie non lo potrò mai più dimenticare.

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